Il dolore
Aveva rifiutato il diktat di una cooperativa: «Diventa socia o te ne vai». La storia si è chiusa in tribunale
Il giudice la reintegra dopo il licenziamento
Angela De Feo
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Il tribunale ha deciso il reintegro di una donna licenziata da una cooperativa 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Licenziata ingiustamente. Riprenderà a lavorare, coi diritti e le tutele che le spettano. È l'esito della storia, anche giudiziaria, durata un anno e mezzo, di una donna di più di 50 anni che anziché arrendersi e cedere ai ricatti del datore è riuscita a far valere i propri diritti. La storia comincia quando le donne diventano dipendenti a tempo indeterminato di una società di pulizie della Valdera, oggi diventata cooperativa sociale. Passa poco tempo, e alle lavoratrici viene proposto di cambiare la natura del rapporto e diventare soci. Prendere o lasciare. «O accettate o sarete licenziate». Ma perché questo ricatto? Lo spiega l'avvocato Giulio Giraudo, che ha assistito la donna. «I lavoratori che entrano nella compagine sociale di una cooperativa sono soggetti con meno diritti - dice -. A loro può essere ridotta la retribuzione, può non essere pagato lo straordinario. Possono anche essere utilizzati in appalti diversi nella stessa giornata, senza rimborso per gli spostamenti». Il ricatto con qualcuna funziona. Due di loro invece non cedono. Si rivolgono al sindacato, la Filcams, e vanno avanti. Fino alla fatidica telefonata: «Sei licenziata, domani non venire al lavoro». Quando il giorno dopo si presentano comunque, vengono allontanate. Per una di loro è cominciato il contenzioso legale che ha stabilito, tramite sentenza del giudice del lavoro Elisabetta Tarquini, che il licenziamento era illegittimo. La donna è stata reintegrata e le sono state restituite anche le mensilità arretrate e i contributi. Secondo la Cgil, la vicenda è emblematica e accende una luce piuttosto cupa su parte del mondo delle cooperative. «Questo tipo di assetto societario è sempre più diffuso - ha spiegato la segretaria generale della Filcams, Cinzia Bernardini -. Ma alcune cooperative non hanno niente dello spirito originario di mutualità tra lavoratori. In molti casi l'unico scopo è il profitto. Al loro interno si costringono i dipendenti a diventare soci per togliere loro ogni diritto. Sarebbe dunque importante che, anche chi affida i servizi in appalto, sia nel pubblico che nel privato, abbia l'accortezza di verificare che siano applicate le norme di tutela dei lavoratori».
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