Il dolore
«Secondo noi avrebbe avuto più senso bloccare i corsi pomeridiani o di orientamento alluniversità»
Lo stop alle gite è una pugnalata
Filippo Bernardeschi
Gli studenti contro la protesta dei prof ai tagli del ministro Gelmini
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. «Avrebbe avuto più senso bloccare i corsi pomeridiani, o l'orientamento verso le università: alle gite non è mai stata data importanza nel nostro istituto». Francesca Lo Bello, a nome degli studenti del XXV aprile, scaglia la freccia contro la decisione di abolire le uscite di apprendimento. La forma di protesta, annunciata dai professori del liceo nei giorni scorsi, non piace. Se l'intenzione era prendersela con la Gelmini, per ora il risultato è che gli studenti (a loro volta schierati contro i piani del Ministro) si sono sentiti pugnalati alle spalle. Perciò fanno suonare l'altra campana - quella di chi siede dietro i banchi - invocando iniziative efficaci e condivise. «Questa protesta non serve a nulla» ribadisce Lo Bello. E spiega le ragioni: «La decisione andava bene se partecipata da tutti gli istituti, invece è stata presa a prescindere dall'opinione degli altri collegi». Il primo motivo di amarezza è presto chiarito: «Trovare un professore disposto ad accompagnare una classe in gita è sempre stata un'impresa, al XXV Aprile. In cinque anni - continua Lo Bello - abbiamo fatto solo un viaggio di quattro giorni a Trieste. Molti insegnanti ne facevano una questione di stipendio e ore non pagate: ora si tratta di protesta?». Con lei si schierano in molti. Il fronte degli studenti è in subbuglio. C'è voglia di lottare fianco a fianco, uniti. Anche con i professori. Per Federico Mazzantini, del Linguistico, quella del XXV aprile «E' un'iniziativa che non sta in piedi se isolata» ma che un pregio ce l'ha: «Quello di sensibilizzare i ragazzi, spingendoli a interessarsi dei propri diritti attraverso il sacrificio». Come a dire che, per chiedere e protestare, bisogna essere disposti a rimetterci qualcosa. E se la cosa verrà confermata, proprio al Montale si estenderà la decisione di bloccare i viaggi d'istruzione: «L'ipotesi - sostiene Mazzantini - è stata ventilata dai docenti durante l'ultimo collegio». Tempi duri per chi aspettava in gloria quella settimana di svago, a tu per tu con i compagni di banco. I ragazzi si spremono cercando soluzioni alternative. Sono disposti a rimetterci personalmente, ma non vogliono essere gli unici a fare delle rinunce. «Le possibilità di esprimere il dissenso sono molteplici - conclude Chiara Giani, in rappresentanza della sezione classica. - E' necessario sceglierle insieme».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google