Il dolore
Il Cavallino corre in città
Luciano Gianfranceschi
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Claudio Gufoni Sopra soci del club a Maranello Un libro racconta il legame di una passione tra Santa Croce e Maranello
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SANTA CROCE. Quando ho visto da vicino la prima Ferrari, in piazza Matteotti, ero ragazzo. Ricordo alcune persone meravigliate attorno all'auto rossa fiammante, guardare non soltanto il sedile in cui sarebbe stato un sogno mettersi al volante e il contachilometri fino a 300 all'ora, ma anche il motore dal cofano alzato, e il bagagliaio posteriore aperto. Come per vederne l'anima nascosta? Il fatto m'è tornato in mente quando ho avuto tra le mani il rombante libro "Universo Ferrari", scritto dall'ingegnere Pietro De Franchi che ha lavorato 33 anni a Maranello, da quando c'era il mitico Enzo Ferrari, fino alla Formula 1 di poco tempo fa. È un racconto di macchine, uomini, avvenimenti, località, sentimenti, emozioni, piloti. Dati e articoli "strani", non trattati dalla letteratura Ferrari. La revisione editoriale è di Claudio Gufoni, fondatore e segretario nel 1986 del Ferrari club Santa Croce, che organizzò anche una spedizione commerciale d'imprenditori a Maranello per proporre la pelle conciata come rivestimento ai sedili, come già stava avvenendo con il caratteristico cuoio al vegetale per le valige. L'artista delle Ferrari è tuttora lo stilista Mauro Schedoni, di Modena, che fin al 1978 ha iniziato ad andare a ritirare con la familiare il prodotto a Ponte a Egola. L'autore del libro, spezzino, con nel sangue i motori perché - si fa per dire - figlio di un professionista nel settore viaggi turistici, ma anche giornalista. E con il fiuto, Pietro, per valutare l'anatomia dei piloti da corsa. Come? Valutando «la soglia della paura, l'istinto di sopravvivenza, il protagonismo violento e selvaggio tale da non lasciar passare neanche l'ambulanza, spostati enormemente più lontano rispetto al buon guidatore normale». Oltre alla passione morbosa per l'auto da corsa come se fosse la donna del sogno, e il desiderio smodato di "mettere sotto" gli avversari. Ma come si fa a entrare alla Ferrari, anche se gli anni Sessanta - a gli occhi d'ora - sembrano essere stati quelli del tutto facile? «Credo che la carta decisiva, oltre alla mia esperienza organizzativa, ai viaggi, alle lingue, sia stata una lettera nella quale dicevo della mia passione per le corse, che mi aveva portato a ritrovare i vecchi circuiti abbandonati in Spagna, dalle curve paurose e con forte pendenza. Ferrari voleva collaboratori appassionati». De Franchi è entrato nel 1969 nella segreteria sportiva dell'ing. Enzo Ferrari, con il periodo '70-'72 su tutte le piste del mondo quale assistente sportivo, e poi collaboratore di Luca di Montezemolo dal '73 al '76. Quindi area manager e ufficio marketing. Dal 1987 al 2001 segretario del Ferrari club Italia. E ne racconta diffusamente. Ma Enzo Ferrari era quello del film in tv, con cui lavorare risulta impossibile? De Franchi risponde, in una lettera indirizzata a chi non c'è più: «Caro Enzo, ora posso darti del tu. Coloro con i quali ho parlato del tuo film in televisione, interpretato dal bravo attore Castellitto si sono scandalizzati, che non ti hanno riconosciuto in quella sorta di mostro vorace che mangiava i suoi figli preferiti. Ma tu avrai compreso che i produttori non potevano narrare una storia noiosa. Hanno fatto un film che è stato visto da 16 milioni di persone in Italia nelle due serate, che diventeranno un centinaio di milioni nel mondo. Per questo lassù stai sorridendo».
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