Trasporti
Processato al posto di un altro
Sabrina Chiellini
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Giacomo Puccini; a sinistra unaula di tribunale Un caso di omonimia ha stravolto la vita di un impiegato
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PONTEDERA. Indagato e processato ingiustamente. È arrivato a un passo dalla condanna, ma solo per un caso di omonimia. Lui, Giacomo Puccini, 56 anni, di Pontedera, quel reato non lo ha mai commesso. Ma ha dovuto perdere tempo e soldi per cercare di ristabilire la verità. Tutto per colpa di uno scambio di persona: il malcapitato protagonista della vicenda giudiziaria ha infatti lo stesso nome di un giovane pontederese che era stato fermato dai carabinieri a Pisa. Al giovane, al centro di alcune vicende giudiziarie, era stato contestato di non avere rispettato il divieto di frequentare il capoluogo. Purtroppo, dall'ufficio anagrafe del Comune è partito l'errore che poi ne ha generati altri a catena. Procura e Gip del tribunale di Pisa non si sono accorti dello scambio di persona e così Giacomo Puccini, 56 anni, di Pontedera, impiegato al servizio di veterinaria dell'Asl di Pontedera, si è ritrovato con un avviso di garanzia e poi con un decreto penale di condanna emesso nei suoi confronti. «Circa due anni fa - racconta Puccini - mi è stato notificato un decreto penale di condanna a tre mesi di reclusione con 800 euro di ammenda. Mi sono visto anche assegnare un difensore d'ufficio. Mi stavano accusando di un reato che nella vita non mi sono mai sognato di compiere». Allo sconcerto iniziale è subentrata presto la rabbia e la voglia di capire chi aveva architettato quel guaio. Puccini a quel punto si è rivolto all'avvocato Valentina De Giorgi chiedendo di occuparsi del caso. Nel fascicolo, finito dopo vari passaggi sul tavolo del Gip del tribunale di Pisa, era spiegato l'arcano. La foto dell'indagato non era quella di Puccini e neppure i dati anagrafici corrispondevano. Era sbagliato il certificato anagrafico inviato alla Procura dal Comune di Pontedera. I dati si riferivano a un altro Giacomo Puccini, nato nel 1974. «Questo non è lui!», ha capito subito l'avvocato leggendo le carte nel fascicolo. La foto dell'indagato non lasciava alcun dubbio: c'era stato un errore. «Ma ormai il decreto penale di condanna era stato emesso - spiega Puccini - e io dovevo presentare un'opposizione e affrontare un processo. Vi sembra giusto? Chi ne pagherà le conseguenze?». Il processo, con la solita lentezza della giustizia, si è svolto nei giorni scorsi in tribunale a Pisa. Assoluzione e scuse del giudice a cui era stato assegnato il processo. «Naturalmente sono stato assolto per non avere commesso il fatto - spiega il cittadino - e il giudice, rendendosi conto della situazione assurda, mi ha fatto capire che lui non aveva colpa, purtroppo era capitato a me. Intanto, ho subìto un processo con tutto quello che ne consegue. Lo trovo assurdo». L'avvocato, del resto, fin dall'inizio ha spiegato che una volta che il decreto penale di condanna è stato emesso, non c'è alcuna possibilità di annullarlo se non affrontando il processo. Così è stato. «Io però non voglio pagare le spese legali - dice Puccini - chi ha sbagliato deve prendersi le sue responsabilità. Non so ancora quali passi legali saranno necessari, certamente voglio capire chi ha sbagliato. Chi ha commesso l'errore pagherà anche i danni. Che non sono solo quelli economici, ma anche quelli morali. Non è piacevole andare a difendersi in tribunale, tanto meno vedersi indagati al posto di un altro».
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