Un uomo di 35 anni, dopo una lite e minacce al cugino: coinvolti anche i loro padri
Gli revocano il porto d'armi
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Una pattuglia della polizia di Stato di Volterra L'aveva chiesto e ancora non ritirato: ora non l'avrà più
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ORCIANO PISANO. Aveva chiesto e ottenuto il porto d'armi. Avrebbe solo dovuto andare a ritirarlo al commissariato. Ma non potrà più farlo. Gli è stata revocata la licenza. Per gli agenti del commissariato di polizia di Volterra, un uomo di 35 anni, di Orciano Pisano, non presenta più le condizioni di affidabilità che sono previste dalla legge. Tutto è partito da un litigio, una discussione tra due nuclei familiari, imparentati tra loro e residenti in abitazioni confinanti. Una discussione che s'è subito accesa, degenerata, diventata violenta: uno dei contendenti, impugnati prima alcuni sassi e una cazzuola, e successivamente anche una pala, colpì ripetutamente l'altro, mandandolo addiritttura in ospedale. A seguito della lite tra i due cugini, in un secondo momento anche i rispettivi padri si azzuffarono tra loro, tanto che uno di quest'ultimi, sbattuta violentemente a terra la testa, si procurò alcuni traumi e fu costretto a ricorrere al pronto soccorso. Nella drammaticità dell'evento, però, il fatto ancor più grave fu che il cugino aggressore minacciò l'altro di far uso delle armi che avrebbe potuto comprare di lì a breve quando gli sarebbe stato rilasciato il porto d'armi che aveva richiesto nei primi mesi dell'anno. L'uomo, difatti, era in procinto di ritirare, per la prima volta, un porto di fucile nuovo di zecca, già compilato in ogni sua parte ma ancora in giacenza presso il Commissariato di Volterra. La notizia del litigio, ma soprattutto dei gravi fatti ivi commessi, hanno indotto gli uomini della squadra di polizia amministrativa dell'ufficio volterrano a analizzare l'accaduto, ha ritenuto che il cugino assalitore non fosse in realtà così affidabile in termini di sicurezza come aveva fatto credere, decidendo quindi di valutare l'opportunità di revocargli il porto d'armi prima ancora di consegnarglielo onde evitare che venga veramente in possesso di armi da fuoco. Le successive verifiche, basate principalmente sul modo di agire dell'interessato - valutato non rispettoso delle prescrizioni di legge e delle generali regole del vivere civile - hanno convinto gli inquirenti che l'uomo non fornisce il necessario affidamento a non abusare delle armi, considerato che la fruizione di una licenza di porto d'armi prevede che la condotta del richiedente sia tale da garantire la sicurezza sulla sua correttezza comportamentale. Per i padri dei due litiganti, invece, per evitare che qualcuno dei congiunti possa entrare in possesso di armi da fuoco, è stato proposto al Prefetto di Pisa di emettere un decreto di "divieto detenzione armi" a carico del padre del ferito (quello che ha spintonato l'altro padre), unico detentore di armi da fuoco all'interno dei due nucleo familiari.
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