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Occhio al pecorino tarocco Il sosia viene dalla Romania L'allarme dei produttori

Andreas Quirici
Occhio al pecorino tarocco Il sosia viene dalla Romania L'allarme dei produttori

Cannas è tra i maggiori caseifici delle Balze «La normativa fa acqua e penalizza il nostro lavoro»

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 VOLTERRA. Giovedì sera, Italia Uno. Va in onda Le Iene e, in un servizio sui formaggi taroccati, appare un'immagine familiare per la Val di Cecina: il pecorino delle Balze volterrane. Il tentativo è di mettere a confronto le etichette di un pecorino fatto con latte rumeno e quello di casa nostra, ma non fa altro che toccare il nervo scoperto dei produttori, da tempo in lotta con stranieri che si spacciano per italiani, facendo concorrenza sleale.  «In giro per il mondo vediamo da anni ormai prodotti fatti con latte straniero, ma che viene venduto come se fosse italiano, magari mettendo un tricolore sull'etichetta. Ma purtroppo il nostro Paese non ha una politica agricola da anni e non tutela come dovrebbe i prodotti dei suoi imprenditori». Chi parla è Giovanni Cannas dell'azienda Lischeto di Volterra, uno dei maggiori produttori di pecorino delle Balze volterrane.  La scena descritta dal produttore è la stessa vista nel servizio della Iena Luigi Pelazza, in cui si parlava di un pecorino realizzato con latte rumeno, con un tricolore e l'immagine di una pecora sull'etichetta (fatto da un'azienda partecipata addirittura dallo Stato italiano), molto simile a quella di un pecorino delle Balze volterrane. «La normativa permette a questi soggetti di fare operazioni ingannevoli - dice ancora Cannas - a scapito di chi produce seriamente e senza bugie ai consumatori. Il nostro pecorino è nel circuito dei prodotti biologici e, in questa maniera, si mette un po' al riparo da eventuali taroccamenti. Ma ogni volta che andiamo all'estero vediamo scene allucinanti, che mettono in serie pericolo il lavoro di tantissime aziende, molte anche della Val di Cecina».  Secondo Cannas servirebbe una normativa di tutela dei prodotti realizzati al cento per cento in Italia. «Purtroppo è ormai evidente - dice ancora - che non ci sia la volontà di proteggere chi davvero usa latte italiano. Si preferisce tutelare determinati prodotti industriali e questo non fa che danneggiare seriamente chi rispetta le regole e fa della qualità e della genuinità le basi della propria produzione alimentare. Basterebbe davvero poco, ma probabilmente non c'è la volontà».

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