Il dolore
«Aspetteremo le ruspe in casa»
Sabrina Chiellini
San Lorenzo alle Corti, esplode la proteste delle famiglie contro il Comune
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«Non andremo via dalle nostre case se prima il Comune non ci avrà trovato una sistemazione adeguata. Aspettiamo una casa popolare da anni e ora vogliono sbatterci nel centro accoglienza, poche stanze con due bagni per tante persone. Anche se lunedì arriveranno le ruspe noi resteremo qui».
Sono sul piede di guerra le sei famiglie rimaste nelle case minime di via Corsica a San Lorenzo alle Corti. Alloggi pieni di umidità, vecchi e fatiscenti, dichiarati anche dall'Asl in condizioni igieniche precarie. Case destinate ad essere demolite per fare posto a nuovi alloggi popolari, promessi da anni e che ora dovrebbero cominciare a concretizzarsi. La gestione delle case minime è stata causa di una serie di problemi - compresa l'inchiesta per concussione in cui è rimasto coinvolto l'ex assessore Roberto Lorenzi - all'amministrazione comunale che ha perso tempo per realizzare un progetto che era stato pensato tre legislature fa e, per lentezze burocratiche, è rimasto sulla carta troppo a lungo. I primi venti alloggi sono stati consegnati la scorsa primavera. Ora le ruspe devono mettersi in moto per costruire la seconda parte degli appartamenti costruiti da Apes su un terreno comunale.
«Vogliono mandarmi al centro di prima accoglienza di Titignano - dice Rosetta Anastasi - con una bambina di 13 anni. Con noi ci saranno altri adulti, non mi sembra la sistemazione più adatta per una minorenne». Stessa storia per Alvaro Pezzillo: «Sono disoccupato da 5 anni - dice - vivo sulle spalle di mia moglie, che è straniera e riesce ad avere maggiori aiuti. Il Comune dice che devo andare in mezzo alla strada. A maggio mi era stato proposto di andare al centro accoglienza, ora invece mi hanno scritto che devo arrangiarmi». Gli abitanti delle case minime sono molto critici con il Comune e con chi gestisce le politiche sulla casa.
«Dei primi nuovi alloggi che hanno consegnato nei mesi scorsi - dicono - ce ne sono alcuni disabitati. Vi sembra corretto? Tengono gli appartamenti vuoti, sono almeno quattro. C'è chi ha portato a San Lorenzo i mobili ma vive altrove. Vogliamo denunciare questa ingiustizia. Noi nel frattempo non sappiamo dove andare e il Comune finge di non sapere che ci sono case disabitate».
Anche Alba Scioti chiede che il Comune le proponga una sistemazione almeno dignitosa, dopo tanti anni trascorsi nelle vecchie case di via Corsica. «Per anni ci hanno fatto credere che avremmo avuto una casa popolare quando le case minime sarebbero state demolite. Ma poi non è stato così, gli alloggi nuovi sono andati agli ultrasessantacinquenni. Visto che siamo stati presi in giro staremo qui anche se vengono le ruspe».
Sono sul piede di guerra le sei famiglie rimaste nelle case minime di via Corsica a San Lorenzo alle Corti. Alloggi pieni di umidità, vecchi e fatiscenti, dichiarati anche dall'Asl in condizioni igieniche precarie. Case destinate ad essere demolite per fare posto a nuovi alloggi popolari, promessi da anni e che ora dovrebbero cominciare a concretizzarsi. La gestione delle case minime è stata causa di una serie di problemi - compresa l'inchiesta per concussione in cui è rimasto coinvolto l'ex assessore Roberto Lorenzi - all'amministrazione comunale che ha perso tempo per realizzare un progetto che era stato pensato tre legislature fa e, per lentezze burocratiche, è rimasto sulla carta troppo a lungo. I primi venti alloggi sono stati consegnati la scorsa primavera. Ora le ruspe devono mettersi in moto per costruire la seconda parte degli appartamenti costruiti da Apes su un terreno comunale.
«Vogliono mandarmi al centro di prima accoglienza di Titignano - dice Rosetta Anastasi - con una bambina di 13 anni. Con noi ci saranno altri adulti, non mi sembra la sistemazione più adatta per una minorenne». Stessa storia per Alvaro Pezzillo: «Sono disoccupato da 5 anni - dice - vivo sulle spalle di mia moglie, che è straniera e riesce ad avere maggiori aiuti. Il Comune dice che devo andare in mezzo alla strada. A maggio mi era stato proposto di andare al centro accoglienza, ora invece mi hanno scritto che devo arrangiarmi». Gli abitanti delle case minime sono molto critici con il Comune e con chi gestisce le politiche sulla casa.
«Dei primi nuovi alloggi che hanno consegnato nei mesi scorsi - dicono - ce ne sono alcuni disabitati. Vi sembra corretto? Tengono gli appartamenti vuoti, sono almeno quattro. C'è chi ha portato a San Lorenzo i mobili ma vive altrove. Vogliamo denunciare questa ingiustizia. Noi nel frattempo non sappiamo dove andare e il Comune finge di non sapere che ci sono case disabitate».
Anche Alba Scioti chiede che il Comune le proponga una sistemazione almeno dignitosa, dopo tanti anni trascorsi nelle vecchie case di via Corsica. «Per anni ci hanno fatto credere che avremmo avuto una casa popolare quando le case minime sarebbero state demolite. Ma poi non è stato così, gli alloggi nuovi sono andati agli ultrasessantacinquenni. Visto che siamo stati presi in giro staremo qui anche se vengono le ruspe».
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