Il Tirreno

Pontedera

Fondate le basi del Teatro Stabile

Andrea Lanini

La benedizione della Regione Toscana sull'alleanza tra Era e Di Bartolo

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 PONTEDERA. Nella grande sala affrescata del palazzo che ospita la presidenza della Regione Toscana, la Pontedera teatrale degli anni Settanta incontra il teatro pontederese del futuro. A fare da trait d'union, Roberto Bacci e Dario Marconcini, allora giovani esponenti di una drammaturgia che scalpitava per cambiare pelle, oggi protagonisti di un'"alleanza naturale" tra il Teatro Era e il Teatro Di Bartolo di Buti: un sodalizio artistico-programmatico che sgrana affinità elettive, puntella obiettivi e, a Roma piacendo, nel giro di qualche anno potrebbe far nascere a Pontedera il secondo Stabile della regione.  Qui da noi, i venti soffiano già propizi. Lo dimostra il fatto che al tavolo di quest'affollata conferenza stampa in cui si presenta il Festival Teatro Era (20 ottobre - 20 novembre) e "Una stagione per la Toscana" (da gennaio a aprile 2011), siedano affiancati tre assessori alla cultura - Liviana Canovai (Comune di Pontedera), Silvia Pagnin (Provincia di Pisa), Cristina Scaletti (Regione Toscana) - che con parole entusiaste dipingono la fiducia che si ripone in ciò che questo nuovo polo dello spettacolo rappresenta per il territorio.  Vige un'attesa preoccupata e vigile: le voci capaci di scuotere le coscienze sono sempre meno e le istituzioni chiedono al teatro di fare la sua parte; con la forza che ha e ha sempre avuto, alla faccia dei continui tagli e delle perenni crisi. Che a volte «sono difficili da arginare», dice il sindaco di Buti Roberto Serafini, «a volte è dura trovare il modo di far stare a galla una stagione: ma lo fai comunque, in nome dell'amore per le tradizioni della tua terra», e ricorda «i nostri Maggi e l'ottava rima».  La risposta dei teatri di Pontedera e Buti, del resto, è già alle porte. Si tratta di un tris d'assi. Oltre al Festival e alla stagione che saluterà il debutto del sodalizio, c'è anche il Teatro Laboratorio Toscana, corso di specializzazione per attori curato da Federico Tiezzi, regista illuminato e illuminante, che ha deciso di intitolare alle "Vie dei Canti" di Bruce Chatwin il lavoro che il suo gruppo, a partire dai giorni del Festival, porterà avanti al Teatro Era. Si tratta, spiega Tiezzi, di un percorso che «può essere sintetizzato in poche parole grazie a un'epigrafe di E. M. Forster: "Only connect", "Conta solo connettere"».  È da questo verbo, "connessione", che inizia il ritratto che l'assessore Scaletti dedica all'attuale "pace buia" («per dirla con Shakespeare») in cui il Paese sembra affogare: «È così, i cittadini devono connettersi. Bisogna capire la nostra storia. La stupenda stagione che stiamo presentando deve avere, oltre alla valenza didattica tipica del teatro, la missione eroica di voler scuotere e risollevare gli animi della gente». «Questa missione - dice l'assessore Canovai - deve cominciare da subito per i nostri ragazzi. Il teatro è un grande laboratorio dove, in varie modalità e da varie angolazioni, si studia l'essere umano. Il valore formativo di questa attività è altissimo, per questo va portato nelle scuole». «Lo sfascio del sistema della cultura del nostro Paese - è la riflessione dell'assessore Pagnin - non è solo cialtroneria. Si tratta di un lavoro capillare portato avanti in maniera scientifica per anni. Il teatro può rappresentare una contrapposizione al degrado imperante. Al Teatro di Pontedera chiediamo questo».

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