Il Tirreno

Pontedera

Armeria clandestina, un arresto

Sabrina Chiellini
I fucili sequestrati e la conferenza stampa in questura
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I fucili sequestrati e la conferenza stampa in questura

Commerciante nascondeva 79 fucili e migliaia di proiettili e cartucce

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 POMARANCE. Dietro la copertura del negozio di articoli per caccia e pesca c'era un'armeria clandestina. Settantanove fucili, oltre trenta chilogrammi di polvere da sparo e migliaia di proiettili sono stati sequestrati dai poliziotti del commissariato di Volterra che, alcuni giorni fa, hanno arrestato il titolare del negozio.  Ieri mattina in questura a Pisa è stato spiegato che oltre al titolare del negozio-armeria, con annesso laboratorio clandestino, sono state indagate altre nove persone. Il titolare dell'attività - 65 anni, di Pomarance - dopo la convalida dell'arresto è stato scarcerato per le sue condizioni di salute. È indagato per raccolta, vendita e cessione di esplosivo, commercio abusivo di armi (aggravato dal fatto che all'uomo era già stata negata la licenza per il loro commercio), per detenzione abusiva di armi e munizioni e per omessa custodia di armi.  È stato accertato che il commerciante riforniva in modo illegale i cacciatori della zona, nove dei quali sono stati anche denunciati per non avere seguito le procedure di legge sulla detenzione e cessione delle armi. Ulteriori accertamenti sono invece in corso per capire la provenienza della polvere da sparo: il commerciante, essendo sprovvisto della licenza di armiere, non avrebbe potuto detenere né armi né munizioni. Per ora, tuttavia, gli inquirenti escludono che l'uomo avesse contatti con la malavita. La polizia, alla fine d'agosto, ha notato che il negozio di caccia e pesca, o meglio il suo proprietario, aveva effettuato numerose operazioni di vendita o acquisti di armi. Una situazione simile si era verificata anche negli anni passati, in concomitanza con l'apertura della stagione venatoria. Il primo sospetto è stato che non tutte le vendite fossero state denunciate regolarmente.  Il titolare del negozio di caccia e pesca, secondo quanto spiegato dalla polizia, aveva più volte chiesto alla questura di Pisa il rilascio di un'autorizzazione alla vendita di armi. Autorizzazioni che gli erano sempre state negate per mancanza di requisiti.  Il commissariato di Volterra ha convocato i cacciatori che avevano acquistato fucili nel negozio di Pomarance, chiedendo notizie su come avvenivano le operazioni di vendita o di acquisto. Alcuni hanno spiegato di avere lasciato nel negozio i fucili per metterli in vendita. Secondo la polizia, nel negozio c'è stata dunque un'attività di intermediazione nella compravendita di armi compiuta dal presunto armiere che, ovviamente, chiedeva un compenso per la mediazione.  Il blitz con successive perquisizioni, scattato alla fine di settembre - hanno partecipato agenti delle volanti, della squadra di polizia amministrativa e di quella giudiziaria, oltre che della scientifica - ha permesso di scoprire un laboratorio clandestino per la fabbricazione delle munizioni, situato vicino all'armeria abusiva. Qui sono stati trovati altri 14 chili di polvere da sparo, macchinari e componenti necessari alla ricarica delle cartucce. «Il quantitativo di polvere e le modalità di conservazione - ha spiegato il dottor Massimo Crucillà, dirigente del commissariato di Volterra - non garantivano il rispetto delle pur minime norme di sicurezza, con grave rischio per l'incolumità dei residenti». A casa del negoziante (che abita con la figlia) sono stati sequestrati altri 8 fucili, di cui l'arrestato non ha spiegato la provenienza.

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