Finanza
Tubone, l'accordo ora è a rischio
Giacomo Pelfer
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La platea del consiglio comunale aperto di ieri a San Romano; più a destra Franco Gallori Lo ha detto Bramerini in merito all'ipotesi di gara per la gestione dei depuratori
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SAN MINIATO. «Se la gestione degli impianti dovesse andare a gara, finendo nelle mani di un soggetto esterno, l' accordo di programma interno per la depurazione potrebbe saltare». Lo dice chiaramente l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini. Bramerini è intervenuta ieri pomeriggio al consiglio comunale di San Miniato dedicato al Tubone. Una seduta insolita, ospitata nei locali dell'impianto CuoioDepur di San Romano. La prima in assoluto, dal 2004 ad oggi (anno del primo accordo di programma), organizzata in forma aperta. Significativa la partecipazione di pubblico: molti addetti ai lavori, politici e imprenditori, ma anche tanti cittadini. Un incontro quindi per approfondire i dettagli del progetto, soprattutto grazie all'ingegnere Franco Gallori, responsabile dell'accordo di programma per conto della Regione, che ha illustrato obiettivi e modalità della sua realizzazione. Ma un'occasione, appunto, anche per confrontarsi sulla possibilità della messa a gara, dal gennaio 2011, per i tre impianti di depurazione del comprensorio del Cuoio. Un rischio che gli imprenditori vogliono scongiurare, anche grazie all'appoggio dell'assessore Bramerini, ospite di spicco nel dibattito di ieri. «La Regione - ha spiegato - si è fatta portavoce presso il Ministero dell'Ambiente delle preoccupazioni dei conciatori e dagli amministratori locali. Abbiamo chiesto al Ministero di esprimersi, per capire se è possibile evitare la messa a gara. Ma il tempo stringe. In caso di una mancata risposta o di una risposta negativa, dobbiamo comunque essere in grado di rispettare la legge: per questo abbiamo incaricato Ato di avviare le procedure per la gara d'appalto. Una possibilità di fronte alla quale i conciatori hanno minacciato di uscire dall'accordo di programma, pregiudicando quindi l'intero progetto». L'arrivo dell'assessore Bramerini, poco dopo le 18, ha dato avvio al consiglio comunale, aperto con il saluto della presidente Marzia Bellini. Il sindaco Vittorio Gabbanini ha ribadito l'importanza del Tubone per il futuro economico e ambientale del Valdarno, precisando però che «non devono esistere dubbi sugli effetti per la salute: i dati della scuola Sant'Anna di Pisa ci dicono che l'incidenza dei tumori, nell'area interessata dal Tubone, è più bassa del 2,28% rispetto alla media regionale». L'intervento dei capigruppo ha messo in luce i passaggi più discussi del progetto, dalla questione ambientale a quella dei costi. Se Simone Giglioli (Pd), ha dato pieno appoggio al progetto «purché con i dovuti controlli ambientali, salvaguardando il presidio Arpat di San Romano», dall'altro lato, Roberto Ferraro (Pdl), ho sottolineato l'importanza ambientale del progetto per un quarto del territorio toscano e per buona parte della costa, chiedendo anche di rinviare nel tempo i 14 milioni d'investimento a carico dei conciatori. Secondo Michele Di Gianni dell'Udc, invece, il dibattito dovrebbe essere inserito in un quadro più ampio, «pianificando una volta per tutte il futuro di un territorio già gravemente compromesso a livello ambientale e urbanistico». Più dura e articolata la posizione dei gruppi di sinistra. «E' gravissimo non aver richiesto una Valutazione d'impatto ambientale - ha detto Fabio Corsi dei Comunisti Uniti - e stiamo pensando di ricorrere al Tar». «Si danno troppe cose per scontate - ha aggiunto Laura Cavallini di Sel -, senza una seria valutazione sugli effetti. Anche sulla messa a gara degli impianti non siamo affatto convinti che una gestione esterna rappresenterebbe una sciagura».
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