Il Tirreno

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AMBIENTE E DINTORNI

Sinistra Ecologia Libertà   Santa Croce sull'Arno

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RIFIUTI/1 L'alternativa? Trattarli a freddo  Se non è zuppa è pan bagnato, dice l'amico, stanco di dover parlare d'inquinamento, disinquinamento e difesa dell'ambiente in una regione che qualcuno vorrebbe mettere tra quelle all'avanguardia. Si riferisce allo smaltimento dei rifiuti. Non alle discariche, cruccio quotidiano, ma agli impianti. In principio, si parlava di inceneritori, che in alcune zone resistono alle innovazioni. Poi, di termovalorizzatori, oggetti misteriosi, ma non tanto, e per questo guardati con sospetto. Infine, "scoperta" recente, di pirogassificatori. Sarebbero già in funzione o dovrebbero entrare in funzione, oppositori permettendo, in Valle d'Aosta e in una zona della Liguria. C'è chi sostiene che rappresentino l'evoluzione tecnologica dei termovalorizzatori e che siano più facili da realizzare e gestire. Altri avvertono che non sostituiscono la combustione né la termovalorizzazione. Ma che si tratta di un processo d'ossidazione del materiale organico, da cui si può ottenere energia elettrica e calore, convertendo la biomassa in altre sostanze, la cui combustione risulterebbe più semplice e meno inquinante. Alcuni, ironizzando, garantiscono che sarebbe conosciuta e praticata da secoli. Roba da Medea e Circe, insomma. Rivelatesi brave. Più dei "maghi" nostrani. I quali non avrebbero ancora capito (o avrebbero capito, ma tacerebbero) che questo processo dovrebbe stare alla larga dai rifiuti. Per quale motivo? Presto detto: distruggerebbe l'energia interna dei materiali. Il che porterebbe a recuperarne soltanto una frazione minima, irrisoria. Non manca chi, tra i sostenitori della pirogassificazione, ammette l'impossibilità d'ottenere emissioni zero, dal momento che sono sempre rilevabili tracce di CO e anidride carbonica. Va detto che i prodotti di scarto sono il carbone dolce, la cenere, il monossido di carbonio, gli idrocarburi leggeri, l'anidride carbonica, il vapore acqueo, l'idrogeno, l'azoto molecolare e il gas di sintesi. A Castelfranco l'impianto nascerebbe in un'area appesantita da attività industriali non secondarie. Il Comune ha promesso d'agire d'accordo con la gente e di volere verifiche attendibili, prima di dare la sua autorizzazione. Non è che questa posizione tranquillizzi. Per di più arrivano, da ambienti qualificati, segnali negativi. L'Enea, in un dossier sulle tecnologie per la gestione sostenibile dei rifiuti, afferma che la pirolisi è immatura, ora, come alternativa all'incenerimento e alla gassificazione del rifiuto urbano indifferenziato. Alternative? Ce ne sarebbe una, da prendere nella dovuta considerazione: il trattamento a freddo. Costi veramente minori (almeno tre volte). Riccardo Cardellicchio RIFIUTI/2 Il consiglio non ha detto no  E' bene precisare che il consiglio comunale di Montopoli non ha detto "no" al pirogassificatore di Castelfranco. Il consiglio ha approvato all'unanimità con grande soddisfazione di tutti un documento in forma integrale e ufficiale a scanso di equivoci ulteriori. Con questo documento si vuol mettere al centro della discussione la peculiarità della zona del Cuoio esortando al contempo la Provincia all'approvazione del piano provinciale dei rifiuti che governerà puntualmente lo smaltimento e/o il trattamento dei rifiuti urbani e industriali. Chiediamo anche di essere ammessi al progetto di partecipazione promosso dal Comune di Castelfranco superando i limiti territorali per contribuire alle discussioni e decisioni su argomenti primari quali l'ambiente, la salute ma anche il lavoro e l'occupazione. È bene che i cittadini sappiamo che le leggi del governo Berlusconi favoriscono la realizzazione di certi impianti e spingono molto forte verso l'iniziativa privata togliendola al pubblico, ingabbiato in lacci e lacciuoli e privato delle risorse necessarie. Di qui la necessità, come richiesto nel documento, di un controllo ambientale forte che può passare solo attraverso lo strumento pubblico. Non avrei mai votato un "no" populista e irresponsabile che mancherebbe del rispetto politico e istituzionale dei confronti delle amministrazioni direttamente coinvolte. Alessandra Vivaldi sindaco di Montopoli RIFIUTI/3 Una tecnologia solo sperimentale  Sono state fatte dalla nostra organizzazione delle misurazioni sulle distanze (in linea d'aria) dall'inceneritore che si vuole costruire a Castelfranco di Sotto e le varie zone della città di Santa Croce sull'Arno. É risultato, paradossalmente, che l'inceneritore coinvolgerà maggiormente i cittadini santacrocesi dei castelfranchesi. Difatti, l'impianto sarà costruito a Castelfranco in via delle Confina e sarà di fianco al fiume Usciana, e a causa della conformazione urbanistica di Santa Croce sull'Arno quasi tutto l'abitato santacrocese sarà a meno di due chilometri (!!) dal futuro impianto. Al contrario, la maggior parte dell'abitato di Castelfranco sarà a 3 o 4 chilometri dall'inceneritore. Non solo, la zona industriale santacrocese, dove lavorano ogni giorno migliaia di operai in un ambiente, già non molto salubre, dista solamente 830 metri. Secondo la nostra organizzazione, è scandaloso che la Provincia di Pisa non abbia coinvolto, prima di decidere la costruzione di un simile impianto, anche i residenti dei comuni confinanti che, di fatto, subiranno il maggiore impatto ambientale. La sezione dell'Unione Inquilini Pisa, dopo aver attentamente analizzato i documenti e i progetti del futuro inceneritore, si schiererà apertamente contro la costruzione dell'impianto. Anche perché la tecnologia che verrà usata è sperimentale, e cioè non ampiamente collaudata. Luca Scarselli sezione Valdarno Unione Inquilini Pisa TUBONE/1 Progetto finanziato coi soldi di tutti  Con la realizzazione del Tubone verranno enormemente ampliati i depuratori di San Romano e Santa Croce, su cui convergeranno circa 15 milioni annui di liquami civili e industriali, una quota colossale. La gestione economica del progetto sarà affidata ad una società privata legata ai conciatori, Valdacque Spa, però il progetto sarà finanziato quasi tutto con i nostri soldi, presi dalle tasse e caricati in bolletta. Dei 150 milioni necessari nemmeno il 10% sarà a carico dei conciatori. Non c'è che dire, un bel regalo! E oltretutto si tratta di un progetto pericoloso, inattuabile e speculativo. Infatti, non verrà neppure eseguita la Valutazione d'impatto Ambientale Strategica che permetterebbe di individuare il limite accettabile del carico inquinante, cosa che in un territorio così gravemente compromesso dal punto di vista ambientale sarebbe davvero una procedura minima essenziale che ogni persona di buon senso si degnerebbe di attivare. È noto infatti che l'Asl afferma che nella zona del Cuoio i casi di tumore sono già oggi superiori alla media toscana, e che da alcuni anni si verificano casi sospetti di leucemia. I medici affermano che queste patologie sono dovute all'insieme del carico inquinante presente sul territorio. Perché allora aggiungere altri veleni?  Oltretutto lo stratagemma che ci si è inventati per finanziare il progetto con i soldi pubblici è che esso renderà possibile il recupero e riutilizzo a fini industriali delle acque depurate, in modo da evitare il prelievo dalle falde sotterranee. Ma questo invece non succederà, perché le acque depurate saranno inutilizzabili a tale scopo in quanto ancora troppo ricche di sali. Rifondazione Comunista zona del Cuoio TUBONE/2 Gli obiettivi sono condivisibili  Noi appoggiamo il documento stilato dai sindaci riguardo alla necessità di conservare lo specifico quadro della depurazione esistente nel comprensorio del Cuoio. Riguardo al Tubone la nostra posizione è articolata. Non possiamo che salutare con favore l'iniziativa fortemente voluta dal nostro sindaco di presentare, per la prima volta, ed in modo preciso, al consiglio comunale il progetto nei suoi vari aspetti. A sei anni dalla prima versione di accordo di programma (2004), sulla quale le forze di sinistra e ambientaliste erano state fortemente critiche relativamente al rischio di rottura di alcuni equilibri che avrebbero messo in crisi il sistema del Padule di Fucecchio, oggi guardiamo con interesse a quelle modifiche introdotte al disegno originario che rispondono ad una reale necessità di tutela di una delle principali aree umide dell'intera Europa. Nessun interesse economico può infatti pregiudicare la qualità dell'ambiente in cui viviamo, che è un patrimonio di tutti. Riteniamo condivisibili quegli obiettivi che il progetto Tubone si pone, nei termini ad esempio di riutilizzo dell'acqua, derivante dai processi di depurazione, nel ciclo conciario, processo che permetterebbe una maggiore tutela della falda grazie ad una conseguente riduzione degli emungimenti. Riteniamo parimenti che il raggiungimento di questi obiettivi vada costantemente monitorato dalle istituzioni a ciò preposte, e che il sistema dei controlli sulla qualità dell'aria e delle acque vada implementato e migliorato. Riteniamo assolutamente fondamentale il riutilizzo da parte degli stabilimenti industriali dell'acqua trattata. I costi di gestione non dovranno pesare in nessun modo sulle tariffe pagate dai cittadini e dalle famiglie che abitano i territori su cui il progetto insisterà.

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