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Pontedera

Niente soldi, chiude l'Sos lavoro per i disoccupati

Paola Silvi

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 SANTA CROCE. Oltre 45mila euro. Tanto vale il taglio al sociale per il Comune di Santa Croce. Una dieta imposta al settore che si traduce in risorse ridotte all'osso, decurtate del 7% rispetto all'anno precedente. Una cura dimagrante forzata che si declina in chiusura di sportelli d'ascolto, limitazione delle offerte educative, perdita di professionalità, calo dei contributi per l'affitto e mancanza di una politica per la casa.  Così, se da una parte è arrivato il tempo dei sacrifici, dall'altra «si naviga a vista», dice l'assessore al sociale Alessio Bellini. L'allarme che lancia è forte e chiaro.  «Proprio in un momento in cui la crisi manda in frantumi le famiglie - spiega Bellini - noi non abbiamo soldi per aiutarle». Inutile insomma provare a grattare un barile già vuoto. «Alla fine a rimetterci saranno proprio i meno abbienti». Tra trasferimenti e finanziamenti statali che non arriverenno mai, i numeri confermano la gravità della situazione. «Oggi abbiamo trasferimenti statali per 21 milioni di euro da suddividere nei 4 comuni che compongono il Valdarno, ma si dice ne arriveranno la metà. Nel 2009 erano quasi 41 milioni. Il taglio diretto sarà quasi del 50%», spiega, dati alla mano, il dirigente del settore Franco Doni. E anche la Regione, nonostante il massimo sforzo, rimpingua come può le casse comunali mantenendo costanti i trasferimenti indiretti. «L'amministrazione santacrocese aveva stanziato poi nel bilancio 2009 - continua Doni - 625mila euro da aggiungere ai contributi statali e regionali, ma nel 2010 sono scesi a 580mila euro». La percezione è lampante. «Pur con tutta la buona volontà siamo stati costretti a fare economia», aggiunge l'assessore.  E i tagli ridisegnano i servizi sociali. A cominciare dall'avviamento al lavoro per i soggetti in difficoltà. «Questo progetto - entra nel merito Bellini - dedicato alle donne straniere o alle persone licenziate in età avanzata non sarà garantito». Per mancanza di risorse, ovviamente. E chiuse resteranno le porte del centro Maricò per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni. «Erano una ventina di giovani a frequentare i 3 rientri pomeridiani della settimana, con laboratori e piani educativi ad hoc che però siamo stati obbligati ad annullare», afferma Massimo Fanella, assessore alle politiche educative. Stessa sorte anche per uno dei 3 pomeriggi che Maricò offriva ai piccoli da 3 a 6 anni, stavolta a Staffoli. La parola chiave è ottimizzare, ma «le scelte - conclude Bellini - sono sempre dolorose».

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