Il Tirreno

Pontedera

«Quella morte assurda è ancora senza responsabili Chi ha sbagliato deve pagare»

Francesco con una delle sue Vespe
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Francesco con una delle sue Vespe

Francesco Profeti perse la vita il 4 gennaio del 2009: cadde con la sua Vespa su una lastra di ghiaccio causata da un tubo rotto

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 ROSIGNANO. «Una morte assurda, qualcuno dovrà pagare». Queste le parole che Nedo Profeti pronunciò il 5 gennaio di un anno fa, il 2009 su quel tratto di strada dove il giorno prima aveva perso la vita Francesco, suo figlio. A distanza di oltre un anno e mezzo la famiglia Profeti invoca, attraverso i propri legali, le stesse parole: «Vogliamo giustizia, vogliamo sapere chi sono i responsabili della morte di nostro figlio».  Francesco Profeti - rosignanese di 31 anni, meccanico di professione e con una grande passione per le Vespe d'epoca e le Fiat 500 - alle 7,30 della mattina del 4 gennaio scorso stava percorrendo via Pian della Tora, nel comune di Lorenzana: avrebbe dovuto raggiungere Cascina, dove aveva appuntamento con i suoi amici del Vespa Club Livorno per poi fare tappa ad un raduno a Firenze. Ad un tratto le ruote del suo mezzo salirono su una lastra di ghiaccio, provocata da una perdita d'acqua di una tubazione rotta. Una lastra di ghiaccio maledetta: il "Bimbo", come lo avevano soprannominato gli amici, cadde dalla Vespa e andò a sbattere contro alcuni cassonetti. Inutile il soccorso all'ospedale Santa Chiara di Pisa. «Vogliamo che sia fatta giustizia - dice la famiglia attraverso i legali Federica Tempori e Nicola Sodano - ma soprattutto vogliamo che le circostanze in cui è morto Francesco non siano dimenticate. Perché al momento, purtroppo, è questa l'impressione. Ma andremo fino in fondo: è chiaro che ci siano delle responsabilità, è chiaro che quella lastra di ghiaccio non doveva esserci visto che i cittadini l'avevano segnalata da giorni. È chiaro, dunque, che questa tragedia si poteva evitare».  La famiglia Profeti, attraverso i due avvocati, ha avanzato richiesta di risarcimento danni «al Comune di Lorenzana nel cui ambito territorio è morto Francesco, alla Provincia di Pisa in qualità di ente pubblico proprietario della strada e alla società Acque Spa in qualità di gestore della rete idrica locale. Al momento le rispettive compagnie assicurative non hanno avanzato offerte risarcitorie, declinando ogni responsabilità». A questo, si aggiunge la fase di stallo della vicenda dal punto di vista giudiziario. «Abbiamo dovuto fare opposizione - spiegano Tempori e Sodano - alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm della Procura di Pisa il 5 aprile del 2009. Il gip, l'8 ottobre 2009, ha accolto il ricorso disponendo un supplemento di indagini. Ad oggi, però, non c'è stato ancora notificato l'avviso delle conclusioni delle indagini». E per questo motivo i legali chiederanno «la vocazione del procedimento alla Procura generale di Firenze». Ovvero che l'indagine passi da Pisa a Firenze. «Inoltre stiamo preparando la notifica degli atti di citazione per il processo in sede civile».  E sono tanti gli amici di Francesco che hanno inviato delle lettere ai genitori. «Quel maledetto 4 gennaio - scrivono ad esempio Mafalda e Federico - oltre al dolore per la scomparsa di Francesco, fu ancora più drammatico veder chiudere la perdita d'acqua e riasfaltare tutto già la domenica pomeriggio, come se nulla fosse successo».

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