Attenzione
Teatro stabile, obiettivo comune
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Il direttore artistico del Politeama Alessandro Garzella Il riconoscimento secondo il direttore del Politeama non può che coinvolgere tutte le realtà della provincia
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PONTEDERA.Da tempo si parla della possibilità di realizzare in provincia il secondo teatro stabile della Toscana. «Un sogno che abbiamo condiviso a lungo e che, forse, oggi trova le condizioni per concretizzarsi, valorizzando quanto il nostro territorio ha espresso sulla scena nazionale e internazionale», scrive Sandro Garzella in una lettera indirizzata a Roberto Bacci, Luca Dini e Carla Pollastrelli del teatro Era. Il direttore artitistico della Città del teatro di Cascina (Politeama) insiste sulla necessità che il riconoscimento vada a coinvolgere la rete dei teatri pisani e non riguardi solo poche realtà. «I teatri pisani, con le loro differenti vocazioni e peculiarità, rappresentano una eccellenza produttiva di cui la Toscana può fruire con maggiore utilità. Da tanto tempo, come sapete, avanziamo questa prospettiva: una rete di teatri stabili che fa sistema e che, specificando ancor meglio le fisionomie artistiche di ognuno, rappresenti una proposta di stabilità realmente innovativa per lo scenario del nostro paese». Un passaggio, che oltre alla Regione Toscana coinvolge tutte le istituzioni pisane. E «disegna una nuova sfida di civiltà di un gruppo artistico, coeso e differenziato, che alla sperimentazione, al territorio, alle diversità culturali, al teatro d'arte civile, ai giovani, alle nuove generazioni, all'impegno sul contemporaneo ha legato la propria identità professionale e la propria ricerca poetica. Questa sfida appartiene anche ai vent'anni e più di investimenti che enti locali hanno affermato su un'idea di teatro pubblico, costruendo sale all'avanguardia europea, realizzando assieme a noi platee di spettatori, idee, opere e progetti che caratterizzano quanto oggi il teatro esprime sul piano delle nuove forme drammaturgiche, di un rinnovato rapporto tra scena e platea, nella salvaguardia, anche economica, dei presidi culturali delle comunità». I teatri pisani del resto oggi, come succede nel panorama nazionale, sono messi in discussione dalla crisi. «Penso che sbaglieremmo a chiuderci ciascuno nei propri gonfaloni. Penso che abbiamo la responsabilità di consolidare un percorso storico e di tramandare un sistema a chi verrà dopo di noi: nella crisi generale, che coinvolge anche il senso della stabilità, più che esprimere una candidatura dovremo manifestare la qualità artistica, culturale e politica di un'idea modello, autorevole e nuova», aggiunge Garzella. L'invito non può che essere a lavorare tutti insieme. S. C.
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