Sicurezza
Dal Meyer al circolo di scherma
Francesca Lombardi
Navacchio, in pedana si abbattono le differenze a colpi di fioretto
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NAVACCHIO. Insieme con il fioretto in mano. Disabili e normodotati possono allenarsi così, senza alcuna discriminazione. Una filosofia che viene portata avanti con determinazione dal Circolo Scherma Navacchio che ha fatto del lavoro con chi ha qualche difficoltà fisica o mentale un vero e proprio fiore all'occhiello. «Non abbiamo il corso per disabili e quello per normodotati, gli atleti sono suddivisi per fasce d'età - spiega Carlo Macchi, fondatore della società sportiva - non vogliamo creare barriere né mentali né fisiche, per questo ognuno dà il massimo e mette a disposizione degli altri le proprie abilità». In pedana la disabilità sparisce, visto che ad esempio per allenarsi con un compagno sulla sedia a rotelle, uno schermidore senza problemi fisici si siede. «In questo modo i normodotati acquisiscono qualcosa dai disabili che hanno sviluppato una capacità differente visto che sono costretti a tirare da seduti - sottolinea Macchi - viceversa i disabili imparano qualcosa da chi si regge sulle proprie gambe». Insomma un sistema per aiutarsi l'un l'altro ed imparare qualcosa da chi ha una situazione fisica diversa. Questo è il modo di concepire l'attività sportiva del Circolo Scherma Navacchio, oggi divenuto una vera e propria polisportiva, e il nome Centro 360º della struttura sede della società non è certo una coincidenza. Oltre alla scherma per agonisti ed amatori, sono altri gli sport che si praticano: ciclismo fuori strada, fitness, karate, hip hop, attività motoria per bambini e per over 60, ginnastica posturale e correttiva. La possibilità di partecipare ai vari corsi è assicurata anche a persone con disabilità fisiche, intellettive o sensoriali. «Abbiamo diversi casi di soggetti che hanno aderito ad esempio al progetto in collaborazione con i servizi sociali della Usl 5 "Sport senza barriere" per l'avviamento allo sport di disabili o psicologicamente deboli, che poi hanno deciso di iscriversi alla nostra polisportiva e continuare a frequentare i corsi» afferma Carlo Macchi, un vero "topo di palestra" come egli stesso ama definirsi». Oltre a progetti di educazione stradale, al centro di Navacchio arrivano bambini ad esempio con problemi di scoliosi o di ginocchio valgo direttamente dall'ospedale pediatrico Meyer di Firenze per seguire le lezioni di ginnastica posturale o correttiva. Insomma un'attività a tutto tondo che ha dovuto veder scorrere trentacinque lunghi anni per arrivare ai livelli d'eccellenza che è riuscita a raggiungere. «Ero un insegnante di educazione fisica alla scuola media di Navacchio - racconta ancora Carlo Macchi, l'artefice di una scommessa vinta su tutti i fronti - la prima palestra per la scherma erano i corridoi dell'istituto, poi ci siamo ingranditi sempre di più fino ad arrivare l'anno scorso ad avere una struttura spaziosa e tecnicamente adeguata anche per i disabili visto che non ci sono barriere architettoniche». 1400 mq di superficie totale, di cui circa 650 per la scherma, 300 per il fitness e altri 300 per servizi vari come bar e toilette. Poi i numeri degli iscritti parlano da soli. «Ho iniziato nel 1974 con una cinquantina di ragazzi - conferma il professor Macchi - oggi i soci sono oltre 1200 di età variabile dai 4 agli 80 anni». Le attività sono molte ma la scherma resta la disciplina principale di questa polisportiva che ha un medagliere ricco di successi. Si moltiplicano gli ottimi risultati a livello regionale e nazionale. Nel 2001 Beatrice Calvanese e nel 2004 Rita Giannelli hanno ottenuto il titolo tricolore nella sciabola e nel fioretto, mentre Giuliano Iala, Alessandro Lepri e Matteo Betti della sezione scherma in carrozzina continuano a collezionare titoli nazionali nella sciabola, nella spada e nel fioretto. E chi volesse provare a tirare di sciabola non deve essere spaventato dalla macchinosa attrezzatura necessaria. «Chiunque voglia iscriversi deve acquistare soltanto il guanto e la maschera ovvero quei due elementi che proprio per igiene non è possibile riciclare - afferma Carlo Macchi - la tuta e le altre componenti le diamo noi, così non ci sono scuse». Una vita per la scherma e per veder crescere il "suo" gioiellino. Dopo aver terminato il lavoro da insegnante di educazione fisica, Macchi se n'è andato in pensione, ora si dedica a tempo pieno al "Centro 360º". «Da quando sono in pensione, lavoro più di prima" conclude ridendo il "topo di palestra". Macchi c'è sempre: segue gli allenamenti degli atleti, coordina le varie attività. È un vero e proprio factotum che è riuscito a creare un luogo di aggregazione e di sana attività sportiva davvero per tutti».
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