Il Tirreno

Pontedera

L’allarme nel consiglio comunale. Il comprensorio potrebbe perdere il controllo degli impianti

Depurazione, gestione a rischio

Giacomo Pelfer
Una seduta del consiglio comunale di Santa Croce
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Una seduta del consiglio comunale di Santa Croce

L'Unione Europea vuole un bando di gara: «Sarebbe una sciagura»

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 SANTA CROCE. La scadenza del primo gennaio 2011 è ormai alle porte. Da quella data, i tre depuratori di Santa Croce, Fucecchio e San Romano potrebbero finire nelle mani di privati che niente hanno a che vedere con il comprensorio. Non è affatto improbabile, ad esempio, che la gestione finisca ad una società straniera. Lo stabilisce l'Unione Europea, che ha imposto all'Italia la messa a gara per la gestione di tutti gli impianti d'interesse pubblico.  Per il comprensorio del Cuoio sarebbe una vera e propria sciagura, che distruggerebbe più di trent'anni di gestione pubblico-privata degli impianti, in barba ai cospicui investimenti degli imprenditori. Una novità che gli amministratori pubblici vogliono scongiurare, dimostrando la specificità del sistema depurativo del Valdarno Inferiore. Se n'è parlato anche lunedì sera in consiglio comunale a Santa Croce. «Il sistema depurativo del distretto conciario - ha detto il sindaco Osvaldo Ciaponi - si configura a pieno titolo come una vera e propria fase del processo produttivo. Ne è parte integrante e inscindibile, non a caso sostenuta in modo consortile da tutti gli imprenditori. Individuare un soggetto "terzo" per la gestione degli impianti, significherebbe spezzare questo legame, concedendo a chi non ha nulla a che vedere con la fase produttiva l'organizzazione complessiva dell'intero comparto».  La gestione esterna, inoltre, separerebbe le concerie dalla conclusiva fase di smaltimento dei fanghi, senza dimenticare il settore strategico della ricerca, con il Polo tecnologico conciario, anch'esso direttamente legato alla depurazione. Ma soprattutto, l'eventuale messa a gara degli impianti, sconvolgerebbe completamente il quadro su cui si fonda il cosiddetto progetto "Tubone".  Un'opera sulla quale si è tornati a discutere, anche nel consiglio comunale di lunedì. Letizia Quaglierini e Stefano Giannotti, a nome della federazione Pdl, hanno difeso e ribadito la posizione assunta in agosto, respingendo le critiche di incoerenza lanciate dai banchi della maggioranza. «Solo la nostra area - ha spiegato Quaglierini - si è dotata di impianti di depurazione all'avanguardia; questo grazie agli imprenditori, che si sono fatti carico di oltre 100 milioni di euro per la loro realizzazione. Oggi, con il progetto "Tubone", questi impianti sono diventati indispensabili per lo sviluppo di un quarto del territorio toscano. Noi riteniamo, però, che alla luce della recente crisi economica, non sia più possibile gravare ulteriormente di costi il nostro sistema produttivo. Per questo chiediamo alla Regione Toscana di farsi carico degli oneri di realizzazione che attualmente gravano sui conciatori».  Al termine della discussione, i tre gruppi di maggioranza hanno presentato una raccomandazione per la salvaguardia dell'attuale gestione degli impianti. Una dichiarazione sottoscritta anche da Irene Storti (Pdl), ma respinta dagli altri membri dell'opposizione, che avevano chiesto inutilmente una variante al testo.

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