Il Tirreno

Pontedera

S. Chiara, si mobilitano i dipendenti

Francesca Suggi
A sinistra il sindaco; sopra l’interno della casa di riposo
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A sinistra il sindaco; sopra l’interno della casa di riposo

«Un anno di tensioni e gestione inadeguata, serve un cambio di rotta»

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 VOLTERRA. Riorganizzazione forzata da parte della direzione e della presidenza. Atteggiamenti anti-sindacali. Disinteresse da parte del consiglio di amministrazione e una tensione che in corsia si tocca con mano. Sono i dipendenti della casa di riposo pubblica Santa Chiara a raccontare la situazione lavorativa e a reclamare un cambio di rotta.  «Preso atto che la situazione, già difficile da tempo, è diventata difficilissima, soprattutto in virtù di una gestione quanto mai inadeguata, riteniamo opportuno un sensibile cambiamento», sottolinea il personale della residenza per anziani, guidata dal 2009 a questa parte dal "super esperto" Emanuele Orsi, il manager che "a parole" aveva conquistato la fiducia del sindaco Marco Buselli, l'asso in economia e gestione delle imprese forte di un curriculum depositato zeppo di titoli e esperienze lavorative fasulli. Scoperchiato il pentolone, Orsi si dimette e al momento il Santa Chiara naviga senza presidente, in attesa di una nuova nomina da parte del sindaco.  Eventi a parte, chi lavora nella struttura ha voglia di far sapere quel che succede.  «Nel settembre dello scorso anno, una volta insediato il nuovo Cda e presa visione della situazione lasciata dalla precedente amministrazione, è stata indetta una riunione generale di tutto il personale. In questa occasione il nuovo presidente ha espresso chiaramente la sua linea: risanare e rilanciare il S. Chiara attraverso la valorizzazione delle risorse umane, la qualità dei servizi ed investimenti mirati. Non c'è voluto molto a capire che puntava ad altro: un prepensionamento, le dimissioni di una dipendente, convinta a licenziarsi e farsi assumere da una cooperativa per svolgere lo stesso lavoro all'interno del S. Chiara, la mancata messa a concorso di un posto vacante in pianta organica, coperto tuttora da personale della cooperativa ed una contestatissima riorganizzazione dei servizi assistenziali». I fatti si susseguono: «A dicembre 2009 il direttore ha presentato al Cda una proposta di riorganizzazione alla quale ha collaborato anche il vice presidente. Immediatamente è iniziato un pesante pressing sulla persona avente il ruolo di "responsabile dei servizi infermieristici e assistenziali" che ha portato al suo demansionamento avvenuto con delibera del Cda del gennaio 2010. A fronte di una modesta riduzione dei costi, in buona parte riassorbita da straordinari effettuati da altre figure, gravate delle mansioni lasciate scoperte, si è prodotto un degrado della qualità dei servizi, mitigato solo in parte dall'impegno profuso dai lavoratori. Il presidente ha continuato nel suo intento di alleggerire l'azienda dai costi del personale dipendente approfittando del fatto che due infermiere erano risultate vincitrici del concorso all'Area Vasta Pisa-Livorno. Come pubblicamente più volte da loro dichiarato, non avevano alcuna intenzione di andare a lavorare lontano da casa. Non avrebbero ovviamente disdegnato una eventuale chiamata su Volterra. Nei confronti delle due il pressing è stato molto forte, tanto che una si è sentita male ed è dovuto intervenire il 118. La riorganizzazione, forzata dalla direzione e dalla presidenza, contro il parere motivato del personale, è stata contestata dalle organizzazioni sindacali. Si sono tenute alcune assemblee. Sono partite lettere di richiamo a firma del direttore. Una di queste aveva chiari contenuti poco sindacali».  La tensione in corsia cresce. Gli eventi poco piacevoli non mancano. «Serve un cambio di rotta immediato».

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