Il Tirreno

Pontedera

«Tra qualche anno nostri presidenti nelle regioni rosse»

Giacomo Pelfer
Foto di gruppo col ministro Calderoli; lo stand dei gadget
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Foto di gruppo col ministro Calderoli; lo stand dei gadget

Applausi e cori da stadio per la "profezia" dell'onorevole marchigiano Paolini. «Un'impresa possibile»

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 SAN MINIATO. "Viva la Toscana. Viva la Toscana libera dei campanili contro quella dei minareti". Si infiamma il pubblico leghista di San Genesio al comizio di Marco Cordone, capogruppo del Carroccio alla Provincia di Firenze e presidente del comitato "Oriana Fallaci". E' un no secco quello di Cordone alla costruzione di moschee in Toscana: «Le accetteremo solo quando vedremo costruire una chiesa cristiana in una grande città islamica».  Partono cori e applausi. E' uno dei comizi più significativi nella mattinata che apre la seconda giornata del raduno di San Genesio. Il giorno più lungo, dopo l'inizio a doppia faccia del sabato pomeriggio: da una parte le contestazioni, dall'altra il pubblico padano in delirio per la visita del ministro Calderoli. La musica apre e accompagna la manifestazione fin dal primo mattino. E' un sottofondo continuo, ritmato, che fa da cornice a tutti i numerosi interventi, con il volume che si alza al massimo tra un discorso e l'altro, accompagnando gli applausi. È la scenografia epica e coinvolgente di un partito che, meglio di chiunque altro, sa come raggiungere la sfera emozionale dei propri simpatizzanti.  Sul palco si susseguono gli interventi di tutti i coordinatori provinciali, chiamati a portare testimonianza della propria attività di fronte al pubblico padano del Granducato. C'è anche Manfredi Potenti, della provincia di Livorno, «dove essere leghisti è più difficile che in qualunque altro posto», annuncia lo speaker. «Dobbiamo togliere di mezzo queste giunte rosse - dice Potenti urlando dentro il microfono -; abbiamo fretta ma vogliamo fare un lavoro pulito, completo, comune dopo comune».  Nel primo pomeriggio si apre il convegno "Un ponte verde nelle regioni rosse", dedicato all'esperienza dei consiglieri regionali leghisti nelle cinque regioni di sinistra. Troviamo Edoardo Rixi, capogruppo del Carroccio in Liguria: «Anche chi ha sempre votato a sinistra vuole essere padrone a casa propria, salvaguardare il territorio e dare un futuro ai propri figli. Noi abbiamo preso in mano quella politica che la sinistra ha ormai abbandonato».  «Nelle regioni rosse la sfida è capovolgere un modello culturale ancora radicato - spiega l'onorevole Luca Rodolfo Paolini, marchigiano -. Parliamo di regioni amministrate anche bene dal punto di vista della qualità dei servizi, come la sanità, ma dobbiamo combattere gli sprechi e il controllo pubblico di una sola parte politica. Per questo crediamo nel federalismo. Fino a qualche anno fa era difficile essere leghisti in queste regioni, ma adesso l'idea è passata, perché siamo l'unico partito ad avere obiettivi lineari e coerenti». Poi, conclude: «Come vedo le regioni rosse tra qualche anno? Almeno con un paio di presidenti leghisti».

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