Il Tirreno

Pontedera

I leghisti hanno giurato: «Noi i veri partigiani via il comunismo»

Andreas Quirici
Un momento del giuramento degli amministratori leghisti a San Genesio
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Un momento del giuramento degli amministratori leghisti a San Genesio

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"Giuro fedeltà alla causa dell'autonomia", oppure "Unisco il mio giuramento a quello degli avi" e ancora "Diventare alfiere per la libertà del popolo toscano e di quello padano". Sono alcune delle frasi della formula di giuramento alla causa padana che anche ieri si è ripetuta sul "sacro prato di San Genesio".  La quarta volta per i leghisti toscani che dal 2007 si radunano sotto San Miniato per celebrare uno dei passaggi storici, a detta loro, più importanti della storia del Granducato di Toscana. Ieri hanno giurato in dieci, tutti i nuovi eletti della Lega nei vari consigli comunali, provinciali e regionale: Simona Bertelli del consiglio comunale di Montieri, in provincia di Grosseto, Emilio Paradiso e Leonardo Soldi, del consiglio comunale di Prato, Stefania Giammito, del consiglio comunale di Larciano, in provincia di Pistoia (era però assente al rito del giuramento), Giovanni Di Stasio, "il bulldog della Lega Toscana", come lo ha definito lo speaker Andrea Barabotti, consigliere alla Provincia di Siena, i consiglieri regionali Marina Staccioli, Gianluca Lazzeri, Antonio Gambetta Vianna e Dario Locci. Un rito significativo di quanto la Lega "voglia essere il partito del fare e della lealtà alla causa padana", come hanno ripetuto più volte gli esponenti che si sono avvicendati sul palco prima del giuramento. Fra questi l'europarlamentare Claudio Morganti, che ha detto di volere il centro di identificazione ed espulsione anche in Toscana «perché è una promessa di Maroni», ma di essere contrario alle moschee nel Granducato, «finché non ci sarà reciprocità». I militanti hanno risposto con un "Morganti noi siamo l'esercito toscano", gridato a squarciagola, così come i vari "libertà" o "Lega" o "Bossi", proprio nel giorno del compleanno del Senatur. E poi il consueto "Va' pensiero", cantato dal palco con la mano sul cuore dagli esponenti istituzionali del partito del Carroccio e dai tanti fedelissimi pronti a spellarsi le mani ogni volta che veniva nominata la frase "noi i clandestini non li vogliamo" o "daremo battaglia al regime dei rossi". Un tripudio, quando Morganti ha ricordato che «nemmeno i partigiani dell'Anp volevano la Lega a San Genesio, ma i veri partigiani siamo noi, perché vogliamo la libertà dal comunismo».

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