Il Tirreno

Pontedera

Nel day-after i commercianti riflettono e lanciano proposte per combattere la crisi

Negozi penalizzati dagli orari «Il Comune ci fa chiudere presto»

Paola Silvi
Negozi penalizzati dagli orari «Il Comune ci fa chiudere presto»

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 PONTEDERA. Se il commercio è in affanno, le limitazioni agli orari di chiusura imposte dal Comune non aiutano. Così come non sono di sostegno ad una delle poche roccaforti economiche rimaste, la scarsa professionalità, la mancata gentilezza verso il cliente e l'altalena delle polemiche.  "Perchè il commercio è tutto fuorchè improvvisazione. Per aprire un negozio ci vuole coraggio e impegno. Per mantenerlo aperto serve volontà e spirito di aggregazione".  Sono queste le mosse che un buon esercente deve saper giocare sullo scacchiere delle offerte, dei saldi, dei guadagni e delle spese. Sono queste le luci e le ombre che il settore si trova ad affrontare.  Parola di Luca Sardelli, presidente della Confesercenti e di Renzo Bartoli ex assessore allo sviluppo economico ed ora consulente della Confcommercio. Il day-after della Notte Bianca è già tempo di bilanci. Di riflessioni che aprono le porte a nuove prospettive di sviluppo per combattere una crisi che picchia duro e non risparmia nessuno. Neanche le attività storiche che hanno passato la mano, spegnendo definitivamente le insegne. «La Notte Bianca - dicono all'unisono i rappresentanti di categoria - è un'occasione. Il coronamento della fatica di un anno lavorativo. Una festa. Un punto di forza per la città. Ma da sola, estrapolata dal contesto non può bastare». Non a caso, a novembre è già fissato un incontro con tutti i negozianti pontederesi per capire gli aspetti da rivedere, gli eventi da sviscerare e per programmare la manifestazione futura. «La chiave - dice Sardelli - contro il declino è la voglia di lottare». Secondo il presidente lo tsunami economico che ha colpito alcune imprese cittadine trae le proprie origini da un diffuso senso di scoraggiamento e di insicurezza. «Dopo 40 anni di attività, i proprietari sono portati ad accettare le offerte delle grandi catene e a tirare i remi in barca, difendendo le rendite accumulate piuttosto che investire e rischiare». Di fatto il piccolo imprenditore si sente schiacciato dal peso della concorrezza, «dalle scintille - continua Sardelli - degli outlet e dei centri commerciali». E invece di far gruppo, «di cercare forme di promozione collettiva - rincara la dose Bartoli - preferisce rilassarsi. Manca insomma l'anima del commercio. La vita media del negozio di vicinato è notevolmente scesa e con lei, l'appartenenza al territorio e la memoria storica». L'innovazione allora è la base da cui ripartire. Niente nostalgia ma solo passione. La tenacia dei commercianti sopravvissuti va a braccetto con la qualità dei prodotti e l'accoglienza dei clienti. «Per risorgere dalle ceneri bisogna stringere i denti e dare un senso al commercio», aggiunge Bartoli. Un senso che va al di là della serata "infernale" di ieri e si declina in criticità da appianare. Alcune più immediate come la collocazione del giorno della festa. Altre più complesse che richiedono l'aiuto dell'amministrazione comunale. A cominciare dagli orari. «Il regolamento comunale ci impone di chiudere i pubblici esercizi alle una ma le abitudini dei giovani sono cambiate. A quell'ora sul corso ce ne sono tanti che si ritrovano a spostarsi per cercare un pub aperto. E così regaliamo clienti a Bientina, Calcinaia e Cascina. Per rilanciare la movida nel salotto buono pontederese - conclude Sardelli - basterebbe lasciare accese le luci delle vetrine. Fanno colore e atmosfera».

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