Finanza
Calderoli sfida tuoni e fulmini
Andreas Quirici
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Tre momenti dellintervento del ministro Calderoli al raduno leghista Il ministro: «Vengo sempre volentieri in queste regioni comunistizzate»
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SAN MINIATO. Viene annunciato come «uno che ha tagliato 375mila lecci, facendoci risparmiare un bel po' di energia per scaldarci». È il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, giunto a San Genesio poco prima delle 21, giusto in tempo per evitare un temporale con decine di tuoni e fulmini. «Mi dicono di venire più spesso in regioni comunistizzate come la Toscana - esordisce sul palco saniminiatese - ed è giusto. Devo dire che vengo molto più volentieri adesso, perché si respira un clima nuovo. State litigando meno tra di voi e state lavorando di più per il movimento. Quando si litiga per la cadrega, che tradotto vuol dire la poltrona, non si ottiene nulla». Calderoli parla a braccio e affronta tutti i temi politici attuali. Dà ragione a Veltroni nella diatriba con Bersani, «perché vuol far crescere il partito». Bacchetta sia la Gelmini che il sindaco di Adro sulla vicenda dei simboli leghisti alla scuola costruita di recente: «È un fatto inequivocabile che quella scuola sia funzionale ed è anche giusto mettere un simbolo d'identità come il sole delle Alpi. Ma è altrettanto vero che di simboli ce ne sono troppi. Ne bastava uno, il troppo stroppia». Sul teatrino della politica, "escort e ville a Montecarlo", Calderoli dice che a lui «non frega niente, visto che la Lega è al governo per fare le riforme come il federalismo e che entro la fine dell'anno diventerà realtà». Ma Fini lo fa incavolare quando dice che la Padania non esiste. «Senza la Padania non avrebbe lo stipendio», tuona il ministro fra gli applausi dei militanti sotto la pioggerella post-temporale. Altro tema caldo, Sarkozy e i rom: «Fa bene la Francia a espellerli, ma Maroni lo ha fatto prima ottenendo grandissimi successi, così come contro la mafia che ha debellato reperendo risorse da investire contro la criminalità organizzata». E infine il burka, «a cui provvederemo presto», ha assicurato Calderoli prima di essere scortato al tavolo apparecchiato dentro al tendone-ristorante, essere assediato dai tantissimi aficionados toscano-padani e mettersi finalmente a cena. Per lui, come per gli altri dirigenti locali del Carroccio, rosticciane e spiedini di carne come nella miglior tradizione delle sagre di paese, quelle a cui la Lega punta per incrementare i consensi.
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