Sicurezza
Mangeremo pane più salato
Paola Silvi
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Nelle foto accanto, un fornaio, un panettiere e clienti in una bottega che comprano pane, immancabile protagonista delle tavole italiane Aumenti in arrivo: dieci centesimi al chilo entro fine anno
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PONTEDERA. Pane lievitato. Ma nel senso del prezzo. Da qui alla fine dell'anno è prevedibile che i panificatori di Pontedera e dintorni ritocchino il loro tariffario. Perchè il prezzo del grano continua a salire e perchè la farina è schizzata dai 34-36 ai 40 euro al quintale. E così se il contandino europeo utilizza il suo raccolto per la zootecnia piuttosto che per la filiera alimentare, se gli incendi in Russia hanno distrutto parte del raccolto con il conseguente stop alle esportazioni, se in Cina e in India mangiano più carboidrati ma li cercano in Francia, nel nogozio sotto casa aumenterà il pane. Inutile prendersela con il bottegaio, la colpa è del mercato globale. Eppure si parla già di circa 10 centesimi in più per chilo di pane. Non è certo una stangata ma rincaro dopo rincaro, le famiglie dovranno rivedere i loro bilanci e rimetter mano ai portafogli. «In questa fase speculativa tutti, dai produttori ai panificatori, ai consumatori, hanno le loro ragioni», sintetizza Roberto Parrini, direttore del Consorzio di protezione e tutela del pane per la provincia di Pisa. Adesso in panetteria il pane comune si vende sui 2 euro circa al chilo. Ma la cifra cresce per i tipi speciali. «Quello standard toscano - spiega Aldo De Castro dell'omonimo panificio di Montopoli - costa 1,80 euro al chilo mentre altre tipologie come il pane dop, a lievitazione naturale, possono arrivare alle 3 euro al chilo. Ma sono più genuine e si conservano anche per 6 giorni». Dall'inizio di luglio però il costo della farina è salito del 20%. E per il momento non accenna a diminuire. «Stiamo analizzando la situazione - dice con la massima cautela Francesco Gori, referente della Valdera per l'Assipan, l'associazione provinciale pisana dei panificatori che fanno capo a Confcommercio - e ad oggi non abbiamo intenzione di far sopportare ai nostri clienti un ulteriore incremento dei prezzi. Se la tendenza però non si stabilizza saremo costretti a rivedere i prezzi». Il plurale è d'obbligo perchè se da una parte la tariffa è libera e ciascun forno ha la possibilità di intervenire autonomamente sui prezzi di vendita, dall'altra è anche consuetudine ricercare una sintonia tra i singoli. E i problemi sono gli stessi per tutti. «Sono tanti i fattori che incidono e influenzano il costo del pane. A cominciare proprio dalla farina - continua Gori - passando per le classiche spese di luce, gas e personale». Della stessa opinione De Castro che per superare la crisi cerca di incrementare la produzione. «I primi a subirne le conseguenze siamo proprio noi panificatori che tentiamo di puntare sulla qualità dei prodotti e di incrementare le ore lavorative. Stiamo in negozio il più possibile». Gli incendi in Russia allora sono solo la punta dell'iceberg di questa impennata e il commerciante è l'ultimo anello della catena. «È in atto - rincara la dose il direttore del consorzio - una vera e propria bolla speculativa». Perchè il prezzo della farina è suscettibile di variazioni. E la stangata è legata non solo all'import-export mondiale ma anche al tipo di materia prima utilizzato. «Ad aggravare il quadro poi - continua l'analisi Pardini - ci si mette il clima, con la siccità e gli allagamenti degli ultimi mesi». Fatto sta che la tensione di questi giorni rimanda all'incubo appena trascorso. «Nel 2007 - ricorda Pardini - ci fu la prima azione speculativa con un inevitabile aumento del prezzo del pane. Speriamo che stavolta non si ripeta la stessa trafila. Che si tratti solo di un episodio isolato». Ma in pochi ci credono davvero e per questo è probabile un adeguamento dei prezzi. Considerato che, secondo le stime della Cna, il prezzo della farina incide almeno del 30-35% su quello finale del pane. E considerato che l'identica atmosfera di preoccupazione si respira nei territori vicini. Dal Valderno all'Empolese, i panificatori sono tutti in fermento per questi numeri balzati alle stelle. «La posizione degli operatori - frena gli allarmismi Barbara Carli della Cna pisana - è quella di aspettare. Al rientro dalle vacanze un aumento è fisiologico. Finchè ci saranno margini di cambiamento sul fronte del mercato globale, i cittadini non ne risentiranno». D'altro canto se il prezzo della farina non tornerà nei limiti, i listini subiranno delle modifiche. Intanto i panificatori si incontrenno a metà settimana. «Vediamo cosa succederà in questo periodo - conclude Gori - poi valuteremo iniziative comuni».
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