Gioco
Striscioni di protesta contro i tagli del governo accolgono gli alunni
Paola Silvi
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Lo striscione contro i tagli della riforma Gelmini appeso fuori dalle scuole della città3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Primo giorno di scuola con Mafalda che troneggia sui cancelli di ogni istituto cittadino. E urla il suo dissenso. "Tutti devono sapere. Stanno sfasciando la scuola pubblica! Fermiamoli!". E' questo il grido che si alza dal Comitato per la difesa della scuola pubblica, promotore degli striscioni di protesta. La Valdera si è mobilitata contro la seconda fase della riforma Gelmini, proprio mentre gli insegnanti e il personale Ata si riunivano in assemblea a Pisa e ritardavano l'orario di inizio delle lezioni. Sono così spuntati cartelli, decaloghi e liste esplicative. I tre istituti comprensivi pontederesi (Gandhi, Curtatone e Pacinotti) ne sono tappezzati, ma anche nei paesi vicini (come Calcinaia) la scena è identica. L'equazione è lapalissiana: «Riforma della scuola uguale tagli e basta». E' il sottotitolo in neretto che incornicia il fumetto della rivolta. Ma Mafalda potrebbe essere una bambina qualsiasi che si trova ad affrontare un nuovo anno in un sistema "che sta andando alla deriva", rincarano la dose dal Comitato. Nato due anni fa per sostenere la scuola pubblica, da comunale si è trasformato in territoriale abbracciando l'Unione della Valdera. «Questi manifesti - spiega Monica Rizza, mamma e membro del gruppo - sono rivolti ai genitori e ai cittadini. Il nostro intento è quello di informare, di far sapere quanto la situazione sia compromessa. Non si può evitare di guardare, ascoltare. L'istruzione pubblica viene massacrata e siamo tutti coinvolti». Nessuna festa per il ritorno tra i banchi, dunque, ma ribellione pacifica per le aule sovraffollate, i tagli di insegnanti, la delusione di un'offerta formativa che, decurtata, si riduce a due uniche materie, italiano e matematica. La contestazione si fa sentire e si traduce in problemi pratici. «Pensiamo al sostegno - continua Rizza - tanto per fare un esempio. Un docente per 2 bimbi con un monte ore che non arriva a 12. Se le scuole vorranno aumentare le figure di appoggio dovranno rosicchiare su altre voci. Scompariranno i laboratori scientifici, i potenziamenti di lingua, i corsi di musica». Risultato? «Una scuola povera: di personale e di contenuti. L'istruzione pubblica dovrebbe essere un luogo di confronto, di crescita. E invece che cosa rimane? Una capacità limitata di tappare i buchi». Senza contare poi altre tipologie di servizi come il pre-scuola. «Impossibile da attuare - sentenzia Rizza - con una riduzione di 2 collaboratori scolastici per istituto. I genitori che entrano al lavoro non potranno più usufruire dell'appoggio scolastico. Con chi staranno gli alunni prima del suono della campanella se c'è solo un bidello per edificio?». La sintesi dei disagi è affissa davanti all'ingresso della Pascoli. Cinque punti, ma una miriade di rischi che, riassunti, suonano come un dicktat desolante. A rischio la sicurezza, gli incontri con i genitori, le gite, il materiale scolastico, la pulizia, le compresenze, l'orario. E questo è solo un assaggio dell'autunno caldo che investirà le scuole.
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