Gioco
Mancano i soldi necessari genitori costretti a pagare il rientro pomeridiano
◗
Bambini delle elementari allentrata di scuola 3 MINUTI DI LETTURA
CRESPINA. Da una parte le richieste dei genitori. Dall'altra la scuola, incapace da sola di soddisfarle. E a chiudere il cerchio il Comune che fa quel che può. Alla fine vince il tempo pieno nella scuola elementare di Cenaia. Ma con qualche riserva. A cominciare dal contributo che le famiglie dovranno sborsare per permettere ai loro figli di rientrare in aula anche il venerdì pomeriggio. Tutta colpa dei tagli al sistema dell'istruzione. L'istituto comprensivo Mariti di Fauglia, di cui fanno parte le elementari in questione, è una delle poche scuole dove il tempo pieno non è scomparso. Ma per sfiorare la perfezione mancava da aggiungere un unico pomeriggio. Quello del venerdì, appunto. La scuola con i docenti e i laboratori didattici aveva annunciato la propria disponibilità, ma restava da sciogliere il nodo della mensa e dei trasporti. Un'opportunità per i 70 alunni in erba, ma allo stesso tempo anche un problema da risolvere. Un chiaro-scuro che si traduce nella capacità di rosicchiare finanziamenti ad hoc, di pagare i servizi necessari che fanno da cornice alle ore di lezione. Fuori dal gioco la scuola, non restava che chiedere all'altro intelocutore privilegiato. E conti alla mano, il Comune di Crespina ha stimato intorno ai 30mila euro annuali il pomeriggio scolastico in più. 30mila euro che valgono tanto per un bilancio di un comune piccolo, alle prese, a sua volta, con una manovra finanziaria opprimente e con risorse ridotte all'osso. «Abbiamo preso atto delle esigenze dei genitori. Siamo sempre stati sensibili ai temi che toccano la scuola - spiega il sindaco Thomas D'Addona - e anche stavolta non vogliamo tirarci indietro, perché valutiamo qualsiasi spesa in questo settore come un investimento sul futuro». Di fatto, però, il Comune non è in grado di coprire l'intero pacchetto. «Siamo disposti a sacrifici e rinunce - continua con onestà il primo cittadino - ma pur limando in altri campi, penso ad esempio alla promozione del territorio, non possiamo garantire la copertura totale». E anche i tempi stretti non aiutano. «Abbiamo saputo della proposta di aumentare un pomeriggio scolastico solamente dieci giorni fa. Magari se fossimo stati informati dalla scuola almeno alla fine di giugno, avremmo avuto modo di pianificare la soluzione». L'istituto e le famiglie insomma hanno fatto pressione e il Comune provvede nei limiti del possibile. Ecco allora che entrano in scena le mamme e i papà. Chiamati a sostenere e a rimpinguare casse troppo sguarnite. A metter mano al portafoglio per offrire scelte ormai diventate impossibili ad una scuola dell'obbligo. «La decisione formale non è stata ancora presa - conclude D'Addona - ma alle famiglie sarà chiesto di pagare una quota di compartecipazione». Che potrebbe oscillare dagli 8 ai 12 euro mensili.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
