Il dolore
Viva le scelte degli amministratori della Valdera
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Enzo Catarsi docente universitario interviene nel dibattito sullutilità o meno di utilizzare le rotonde come spazi per esporre opere darte dopo le critiche di Dorfles In giro per l'Europa se parlo di Pontedera mi chiedono del Muro di Baj
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PONTEDERA. «Una celebre canzone di quando eravamo giovani recitava: "una rotonda sul mare....". Oggi vorrei dire: «Cento rotonde in Valdera", cercando di spiegarne le ragioni, dopo l'intervento - frettoloso - di Maccheroni». Da Enzo Catarsi, docente universitario, riceviamo e pubblichiamo. Quando lui era sindaco - e non lo faceva neanche male... - Pontedera era conosciuta per la Piaggio (e non era poco!). Oggi, girando parecchie università europee, quando mi è capitato di citare la mia città di provenienza, mi è stato ricordato il Teatro Sperimentale e il Muro di Baj. Non è cosa da poco. Aver cercato di rendere Pontedera, Peccioli e l'intera Valdera un Museo a cielo aperto corrisponde a una scelta culturale e educativa di grande significato civile. Se vogliamo educare le giovani generazioni al buon gusto e al piacere del bello dobbiamo farle crescere e vivere in ambienti esteticamente godibili. Passeggiare davanti al Muro di Baj equivale alla lettura di una bella poesia o all'ascolto di un bel brano di musica. Non capisco l'accanimento verso la giusta e preveggente scelta di alcune amministrazioni comunali della Valdera, che hanno avuto il merito di fare una scelta estetica di democrazia. Pensare di poter confinare le opere d'arte nei musei o solo in apposite gallerie corrisponde ad una visione crociana, idealistica ed aristocratica della cultura. Penso che occorra, invece, andare avanti in questa direzione, arricchendo di opere d'arte le nostre scuole, il nostro ospedale, i nostri uffici pubblici, ma anche i ristoranti e - magari - qualche negozio del corso Matteotti..... Se le persone vengono a Pontedera ed in Valdera a vedere opere d'arte è tutta l'economia locale che ne può trarre giovamento. Ed allora non si capisce davvero il richiamo populistico agli elettori. Enzo Catarsi direttore dipartimento di Scienze dell'Educazione
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