Il dolore
«Queste sanatorie sono false»
Sabrina Chiellini
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Lufficio immigrazione di Pontedera (Foto darchivio) Commercialista si denuncia per il suo operato con gli extracomunitari
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SAN MINIATO. Un commercialista, di 52 anni, di San Miniato, dopo avere depositato decine di pratiche per procurare ad extracomunitari documenti che attestavano un lavoro fittizio, indispensabile per ottenere il permesso di soggiorno, si è presentato ai carabinieri di Ponte a Egola per denunciare i reati commessi. Il professionista, che abita nella zona di Ripafratta e ha circa tremila clienti, gran parte dei quali sono immigrati, dopo la sanatoria dello scorso autunno si è trovato subissato di richieste da parte di migranti clandestini che speravano di regolarizzare la loro posizione in Italia. Per alcuni mesi ha creduto di poter controllare la situazione ma poi si è reso conto di essere in un giro a rischio, in cui sono coinvolti anche alcuni extracomunitari che hanno sfruttato i loro connazionali per ricavarne denaro. Da qui la decisione di autodenunciarsi e di consegnare spontaneamente ai carabinieri tutta la documentazione che permetterà agli inquirenti di ricostruire le "posizioni" fantasma. Il professionista ci riceve nel suo studio, mentre fuori alcuni operai marocchini attendono. «Già alla fine dell'anno scorso - racconta lo stesso professionista, che si dice intenzionato a pagare per i suoi sbagli - ho capito che la situazione mi stava sfuggendo di mano. Che c'erano extracomunitari che speculavano sul mio lavoro, che chiedevano soldi. Una volta sono stato anche minacciato. Sono caduto in depressione, ho trascorso un periodo difficile e alla fine, consigliato anche dal mio avvocato, ho deciso di assumermi le mie responsabilità. Di una cosa sono certo, non hoi mai chiesto soldi per garantire il permesso di soggiorno». Il professionista nega di avere chiesto soldi agli extracomunitari. Ma non nasconde di avere ricevuto i compensi professionale anche per quelle pratiche con documenti falsificati, sia per quelle andate a buon fine anche se fasulle (in quanto non sono state controllate) sia per quelle finite al centro dell'auto-denuncia, che fa presupporre almeno il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. «Sono a conoscenza - dice, dando l'impressione di volersi liberare di un peso - di imprenditori che si sono fatti pagare. Il loro nome è stato inserito nelle pratiche da presentare alla questura ma di fatto gli immigrati non hanno mai lavorato. Se un giorno l'autorità giudiziaria dovesse chiedermi notizie su queste vicende non avrei difficoltà a riferirle», precisa il commercialista, ribadendo di non avere alcuna intenzione di tirarsi indietro. «Dietro questa storia non ci sono guadagni stratosferici - dice - i miei conti correnti lo dimostrano, così come il mio tenore di vita. Poi se qualcuno ha approfittato del mio lavoro, la cosa è diversa». L'attività del commercialista è finita al centro di un'inchiesta partita dalla questura di Firenze. Le assunzioni false interessano infatti lavoratori e imprenditori delle province di Firenze, Pistoia e Pisa. Ci sono imprenditori che inizialmente hanno dato il loro consenso per le regolarizzazioni fasulle, intenzionati a dare una mano agli immigrati, e che poi ci hanno ripensato. In alcuni casi hanno chiesto soldi. In altri, magari dopo i controlli della questura, hanno preferito tirarsi fuori dicendo di essere completamente all'oscuro di tutto, tirando in ballo il commercialista.
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