Il Tirreno

Pontedera

La Carifi rischia il tribunale

Cristiano Marcacci
L’esterno della filiale della Cassa di risparmio di Firenze
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L’esterno della filiale della Cassa di risparmio di Firenze

I lavori di ristrutturazione potrebbero aver facilitato la maxi rapina

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 PONTE A EGOLA. È concreta l'ipotesi che la Cassa di Risparmio di Firenze venga trascinata in tribunale per la maxi rapina messa a segno da una banda di malviventi il 5 agosto scorso nella filiale di Ponte a Egola dell'istituto.  Di procedere legalmente nei confronti della banca potrebbe deciderlo il comitato delle "vittime" del mega colpo, che si costituirà ufficialmente nei prossimi giorni a San Romano di Montopoli Valdarno. Lunedì prossimo, 13 settembre, alle 16, nei locali della Tekta Consulting, è infatti in programma la prima riunione del gruppo dei rapinati, che fa riferimento all'avvocato Alessandro Pedone, responsabile nazionale dell'Aduc, l'associazione dei consumatori per la tutela del risparmio. Sono già una decina coloro che intendono richiamare l'istituto bancario alle proprie responsabilità (soprattutto riguardo ad alcuni lavori di ristrutturazione dell'edificio eseguiti un anno fa), ma prossimamente il numero è destinato a salire di parecchio. Anche perché le cassette di sicurezza che furono ripulite dai banditi sono una quarantina. Il bottino si aggira intorno a svariati milioni di euro, dal momento che nelle cassette erano stati custoditi i "tesoretti" di numerosi imprenditori conciari dal distretto in procinto di partire per le ferie e terrorizzati di subire furti nelle loro abitazioni.  Per conto delle "vittime" della rapina, Pedone vuol chiarire molti aspetti, vuole saperne di più su parecchi fronti. «L'obiettivo del primo incontro di lunedì - spiega il responsabile nazionale dell'Aduc - è quello di raccogliere il maggior numero di informazioni, in quanto vogliamo intraprendere un'azione nei confronti della stessa banca, che non significa sia di carattere giudiziale. Lo potrà diventare successivamente, dopo aver verificato e valutato la possibilità dell'istituto a trattare con noi. Quella del 5 agosto, infatti, non è stata una rapina come tante. Non hanno fatto irruzione durante l'orario di apertura, facendosi aprire un caveau con la minaccia delle armi e poi fuggendo con quanto arraffato. Dalle testimonianze raccolte, i rapinatori si sono materializzati poco dopo l'orario di chiusura, sbucando all'improvviso dal pavimento dei bagni, attraverso un cunicolo ricavato nel sotterraneo, e poi, senza far vedere un'arma e chiamando per nome tutti i dipendenti, si sono fatti accompagnare nella stanza delle cassette di sicurezza. Qui dentro, ci sono stati per oltre un'ora, riuscendo, con il solo ausilio di un piede di porco, a scassinare una quarantina di cassette».  Nella maggior parte delle cassette "violate" c'era di tutto, di più: una valanga di soldi in contanti, diamanti, gioielli e orologi di marche pregiatissime. Un conciatore, addirittura, non rivedrà più alcuni lingotti d'oro. Che fare? Ci sono i presupposti per chiamare in causa la Cassa di Risparmio di Firenze? Lo dovrà decidere il comitato.  Sono essenzialmente due gli aspetti per i quali l'istituto bancario potrebbe essere "inchiodato" dall'avvocato Pedone. Entrambi hanno a che fare con l'intervento di ristrutturazione dello stabile che ospita la banca, dopo il quale, circa un anno fa, lo spazio a disposizione dell'istituto è stato ridotto. È molto probabile che i banditi avessero preparato il cunicolo sotto il pavimento dei bagni da mesi. Il 5 agosto, poi, con la picconata finale, hanno fatto saltare le ultime mattonelle facendo la loro apparizione in banca. Perché nessuno si è accorto prima di quei lavori "anomali" nel sotterraneo? E perché è stato così semplice ricavarsi un varco fin sotto il pavimento? I sotterranei delle banche non dovrebbero essere a prova di "buchi"?  Ma veniamo alle cassette di sicurezza. Fino ad un anno fa si trovavano in un vero e proprio caveau, ma oggi sono in una stanza che di blindato avrebbe ben poco. Inoltre, non si dovrebbero aprire come dei panetti di burro, come invece è successo a colui che è riuscito a scassinarne quaranta in un'oretta con un piede di porco. Insomma, c'è da capire. E la Cassa di Risparmio di Firenze dovrà chiarire.

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