Il Tirreno

Pontedera

Risalgono le sponde del fiume e attaccano coltivazioni e giardini. Famiglie sull’orlo della disperazione

Un'invasione da calamità biblica

Giacomo Pelfer
Un'invasione da calamità biblica

I voracissimi "bruchi americani" padroni anche delle campagne di Montopoli

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MONTOPOLI VALDARNO. E' un'invasione, di qua e di là dall'Arno. Scene da calamità biblica. Il bruco americano sembra aver trovato sulle sponde del fiume l'habitat ideale per riprodursi: a flotte risalgono le sponde attaccando poi le coltivazioni, i giardini, le case, qualsiasi cosa incontrino sul proprio cammino. Da Castelfranco, dove si erano registrate le prime segnalazioni, il bruco si è spostato verso Santa Maria a Monte e al di là dell'Arno, investendo il territorio di Montopoli da San Romano a Casteldelbosco. Basta attraversare il ponte di Castelfranco e svoltare subito sulla destra, costeggiando l'Arno in via Fontanello: piante e coltivazioni secche, alberi interamente spogli come fosse inverno. Proseguendo lungo la strada raggiungiamo l'abitazione della famiglia Bartoli e della signora Ilia Francalanci. Il colpo d'occhio è spaventoso. Migliaia di bruchi che ricoprono il muro di cinta, il cancello, le piante. Spuntano dall'argine, in continuazione, come un esercito alla carica. Attraversano la strada ed entrano nel piazzale, fino ad arrampicarsi sul muro di casa, sulla porta, fin sul terrazzo. E' disperata la signora Ilia. «Non ce la facciamo più, sono venti giorni che viviamo così: sepolti - ripete - sepolti da questi maledetti bruchi». E' la cosiddetta Hiphantria Cunea, un lepidottero proveniente dall'America, sbarcato in Italia negli anni Settanta. Prima di diventare farfalla, allo stato larvale, si presenta sotto forma di bruco voracissimo. L'aspetto è molto simile alle classiche processionarie, ma non sembra avere effetti urticanti o dannosi per l'uomo. In questo periodo le larve si avvicinano alle abitazioni in cerca di un posticino al caldo dove svernare. «Provano in tutti i modi a entrare in casa, si infilano anche sotto il feltro delle zanzariere», racconta Giulia Bartoli mentre ci mostra il giardino degli orrori: i bruchi sono ovunque, a migliaia, e continuano a spolpare alberi e piante. Si arrampicano su qualunque cosa: due minuti fermo nel solito posto e te ne ritrovi un paio che ti strisciano sui pantaloni. «Il giardino è distrutto, per non parlare dell'orto - dice ancora la donna -. Mio fratello ne ha raccolti a sacchi interi con l'aspirapolvere, ma non ce la facciamo, è un'invasione continua. Si muovono soprattutto con il sole, quando sentono il caldo, mentre la notte si nascondono. Se nessuno interviene ci saranno seri danni all'ambiente». Il sindaco Alessandra Vivaldi ammette che il fenomeno ha raggiunto dimensioni preoccupanti, soprattutto a ridosso dell'Arno. «Un'area, purtroppo - spiega il primo cittadino - dove è complesso intervenire, perché non c'è chiarezza normativa sulle competenze. In ogni caso ci attiveremo quanto prima». «Che vengano almeno a vedere com'è la situazione - prosegue Bartoli - perché a parole non ci si crede». Esasperato anche il fratello, Maurizio, costretto a tenere chiusi in casa i due figli di 2 e 11 anni, Alice e Luca. «Questa è una zona dimenticata dal Comune - dice l'uomo -. A Castelfranco si sono attivati subito per ripulire le sponde, mentre qui è tutto in abbandono. E pensare che un tempo c'avevano disegnato pure la pista ciclabile».

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