Il Tirreno

Pontedera

«L'ho affiancato, poi quel rumore»

L’autista del camion In alto sopra il titolo la scena dell’incidente, la salma coperta da un lenzuolo e la fila di veicoli in superstrada
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L’autista del camion In alto sopra il titolo la scena dell’incidente, la salma coperta da un lenzuolo e la fila di veicoli in superstrada

Parla l'autista coinvolto nel drammatico scontro

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 CASCINA. «Stavo andando verso Pontedera quando ho affiancato il motorino, poco dopo ho sentito un rumore e mi sono accorto che era successo qualcosa. Mi sono fermato e quando sono sceso dal camion ho capito che quel ragazzo era morto e che le ruote del camion gli avevano forse schiacciato la testa».  Si dispera Ignazio C., 64 anni, di Pisa, dipendente della Geofor di Ospedaletto. «Sono un padre di 4 figli - aggiunge - non posso credere ai miei occhi. Ho saputo che quel ragazzo ha soltanto 22 anni. Non si può morire così, sono dispiaciuto, penso alla sua famiglia e ancora non mi rendo conto di come possa essere accaduta una cosa del genere».  L'autista è stato subito circondato dalle premure di altri dipendenti della Geofor che quando hanno saputo dell'incidente sono accorsi sulla superstrada. I colleghi hanno cercato di confortare l'autista mentre la polizia completava i rilievi e gli chiedeva di ricostruire i momenti dell'impatto con il motorino.  Il ragazzo e la sua famiglia erano arrivati a Cerreto Guidi circa tre anni fa, da Viareggio dove il padre lavorava come operaio in un cantiere navale e dove anche lui aveva avuto un'esperienza di lavoro dello stesso tipo. Aveva una grande passione per il calcio: dopo avere militato nelle giovanili del Viareggio, nell'Empolese aveva sperato di poter continuare a giocare nel Fucecchio ma alla fine si era dovuto accontentare di tornei di calcetto come quello che durante l'estate lo aveva visto tra i protagonisti a Lazzeretto, la frazione dove viveva insieme ai genitori, una sorella più grande (anche lei operaia) e un fratello più piccolo.  Faceva lavoretti saltuari ma era in cerca di un vero e proprio impiego. Al bar Kendy di Lazzeretto gli amici lo ricordano come un tipo sempre allegro, appassionato di sport, vivace, ben inserito nella realtà locale anche se era arrivato qui soltanto pochissimi anni fa.

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