Attenzione
Arrivano i prodotti per combattere il voracissimo "bruco americano"
Nilo Di Modica
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CASTELFRANCO DI SOTTO. Prepararsi per l'anno prossimo, cercando di eliminare il problema alla radice con l'arma migliore di tutte: la prevenzione. Questa la decisione del Comune di Castelfranco di Sotto, che per voce del consigliere Pd Federico Grossi ha reso noti i dati dell'Arsia Toscana sulla recente infestazione di Hyphantria Cunea nelle campagne del comune. Una farfalla, di colore bianco con punteggiatura scura, che allo stadio larvale ha la forma di un bruco voracissimo, che costruisce nidi avvolgendo con una specie di ragnatela i rami delle latifoglie prima di divorare tutto ciò che sta intorno. Il lepidottero, importato circa trent'anni fa dall'America e noto anche come "bruco americano", ritorna ciclicamente ogni anno in Toscana. L'area compresa fra Castelfranco di Sotto e Bientina sembra, secondo i dati dell'Arsia Toscana e dalle segnalazioni di numerosi agricoltori, quella più colpita nell'anno in corso. Il bruco, che malgrado la somiglianza con le classiche processionarie dei pini non ha nessun effetto urticante o dannoso per l'uomo, predilige le classiche piante dei parchi pubblici (gelsi, aceri, platani, tigli) anche se non disdegna affatto anche piante ed alberi da frutto, come viti, susini, meli, peri e noci. «I dati dell'Arsia, che noi avevamo contattato subito dopo le segnalazioni di numerosi cittadini, conferma che si tratta di Ifantria - ha dichiarato Federico Grossi -. Per quanto riguarda quest'anno, la stagione è quasi conclusa e presto il fenomeno calerà, ma come confermano gli esperti dell'Arsia questo lepidottero se trova una sistemazione per svernare si ripresenta l'anno successivo nelle stesse piante e negli stessi luoghi. E' quindi opportuno, oggi, agire in quelle coltivazioni che sembrano maggiormente minacciate». Esistono molti modi possibili di intervento, da quello meccanico a quello tradizionale. I nidi, ad esempio, possono essere direttamente tagliati via con tutto il ramo interessato, oppure possono essere trattati con "Bacillus thuringienis", disponibile nei consorzi agrari. «A partire dal primo allarme che demmo qualche settimana fa ci risulta che in parecchi abbiano richiesto del "Bacillus thuringienis" nei consorzi - dice Grossi - ciò ci fa piacere perché significa che il nostro intervento è stato utile e abbiamo potuto iniziare, anche in questo frangente, una proficua collaborazione con la cittadinanza. Per adesso ciò che consigliamo è di intervenire nei casi più gravi; le larve in questo periodo tendono ad avvicinarsi alle case perché sono alla ricerca di luoghi dove svernare. A partire da maggio, come Comune sapremo organizzare la prevenzione».
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