Attenzione
Senza soldi per il servizio mensa
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Una mensa scolastica e, a destra, la scuola primaria di Cenaia A Cenaia salta il rientro pomeridiano del venerdì
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CRESPINA. Gli insegnanti ci sono, il tempo pieno anche, ma manca la mensa. E così 70 bambini che avevano richiesto un pomeriggio in più da passare tra i banchi di scuola dovranno rinunciare a laboratori e lezioni aggiuntive. Accontentarsi dei rientri fino a venerdì e tornarsene a casa dopo la campanella delle 12. E' questa la situazione alle elementari di Cenaia, raccontata da alcuni genitori durante il dibattito alla Festa del Pd. Un grido d'allarme che sfiora il paradosso, considerato il contesto provinciale. L'istituto comprensivo Mariti di Fauglia, di cui fanno parte le elementari in questione, è una delle poche scuole nel nostro territorio dove il tempo pieno continua ad esistere. Dove insomma l'orario prolungato non si è sacrificato per far fronte alla carenza di insegnanti. Il resto del panorama scolastico è molto diverso. «Per quanto riguarda le classi prime e seconde della Valdera - spiega Liviana Canovai, nel suo doppio ruolo di assessore all'istruzione pontederese e dirigente del comprensivo Pacinotti - le ore settimanali sono passate a 27, mentre per le terze, le quarte e le quinte sono 30 quelle a disposizione. In generale, il tempo pieno è stato riconfermato solo nelle sezioni che già lo scorso anno potevano usufruirne, ma si parla in media di una classe per plesso didattico». Cenaia poteva essere un'oasi nel deserto. Una fortuna inaspettata se non avesse dovuto fare i conti con quell'unico pomeriggio della settimana. «La scuola - continuano i genitori - rimane aperta tutti i giorni fino alle 17, tranne il venerdì. Con molti sforzi da parte degli insegnanti, l'istituto ci ha informato che avrebbe potuto garantire anche l'ultimo rientro scoperto. Per noi e per i nostri figli sarebbe stata un'opportunità da cogliere al volo. Una continuità didattica e formativa da non lasciarsi scappare». Ma se i docenti hanno fatto i salti mortali, il Comune è rimasto piuttosto ancorato a terra. «Non potremo usufruire dell'offerta perché il Comune non ha soldi per pagare la mensa del venerdì. I nostri bambini sono ancora troppo piccoli per mangiare un panino o affidarsi ad un pranzo al sacco. Speriamo - concludono i diretti interessati - che l'amministrazione ci ripensi. Già la scuola è nel caos, afflitta da tagli allucinanti, se poi anche gli enti locali non provano a venirci un po' incontro il futuro si prospetta nero». P.S.
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