Finanza
Ora è anche emergenza bidelli
Paola Silvi
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Un bidello al lavoro in una scuola (foto darchivio) Ogni istituto comprensivo perde tre unità del personale Ata
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PONTEDERA. Ogni istituto comprensivo della Valdera perde in media 3 collaboratori scolastici. Neppure quelli che una volta si chiamavano bidelli vegono risparmiati dalla manovra Gelmini. Un riassetto ai limiti della sicurezza che preoccupa i dirigenti della provincia. E che soprattutto minaccia la stessa apertura dei plessi. «Gli alunni aumentano, il numero delle sezioni cresce, ma il personale Ata diminuisce inesorabilmente. Il problema non è solo occupazionale. Ci troviamo con pochissimi bidelli che devono garantire la sorveglianza di più strutture, a volte su due piani, con una decina di classi. Dovranno pulire, controllare gli edifici e chiudere. E' impensabile. Alla fine saremo costretti a consegnare le chiavi ai genitori». Liviana Canovai, dirigente scolastico della Pacinotti, e Daniela Pampaloni, preside dell'istituto di Fauglia e reggente di quello di Calcinaia, provano a sdrammatizzare ma non nascondono che la situazione sia decisamente allarmante. E la sanatoria sui bidelli è solo uno degli effetti dei tagli sulle scuole della provincia. Le superclassi delle superiori con oltre 30 alunni per aula, gli insegnanti di sostegno costretti ad assistere tre studenti disabili contemporaneamente, il tempo prolungato vietato alle elementari e la scomparsa degli insegnanti di lingua sono gli altri drammi denunciati dal Partito Democratico durante il dibatto di sabato pomeriggio allo Sporting Club. Non a caso l'incontro, inserito all'interno delle giornate di festa del partito, si intitolava "Sos scuola: avvio del nuovo anno scolastico tra tagli di risorse e riforme mancate". Senza contare la scomparsa dei corsi serali, le cinque classi in meno alle medie, le sei accorpate alle superiori e i 123 docenti nostrani a spasso, con altrettanti precari nell'identica condizione. «Un licenziamento di massa - prova ad essere più chiara Francesca Puglisi, responsabile nazionale scuola, intervenuta alla discussione - che corrisponde al doppio di quelli di Alitalia e che non può passare sotto silenzio». Anche perché l'incubo più difficile da digerire deve ancora arrivare. Secondo Liviana Canovai, stavolta in veste di assessore all'istruzione di Pontedera, «la scuola che verrà sarà rigida, concentrata su due insegnamenti, l'italiano e la matematica, non risponderà più ai bisogni degli alunni e ovviamente selettiva». A pochi giorni dalla prima campanella, di fronte ad uno sconforto totale, «nessuno può permettersi di dormire, di restare inattivo», suona la sveglia Matteo Trapani, segretario dei Giovani Democratici. E se sul fronte nazionale le mosse da mettere in campo sono già stabilite «a cominciare - continua Puglisi - dalla richiesta di una scuola aperta a tutti, tutto il giorno, fino all'approvazione di una bozza di accordo che investa sul rapporto fra l'autonomia degli istituti e quella degli enti locali», a livello comunale, ora dopo ora, cresce la mobilitazione. «Stiamo sottoscrivendo una petizione - dice Massimo Baldacci - e fra il 13 e il 20 settembre saremo davanti ad ogni scuola di ogni ordine e grado con manifesti, volantini e depliant per esprimere il nostro disagio».
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