Sicurezza
«Fondamentale l'apporto della famiglia»
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Sempre di più i malati di gioco Parla un esperto di uno dei gruppi toscani di auto-aiuto
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SANTA MARIA A MONTE. Pochi e timidi passi sono stati fatti nello studio della dipendenza da gioco, anche se le poche cliniche specializzate d'Italia sono ormai affiancate dall'opera di parecchi gruppi di auto-aiuto, presenti anche in molte parti della Toscana. Persone che ci sono passate e che ancora cercano di uscire, unite dalla consapevolezza che c'è un problema da risolvere. Gruppi come quello dei "Giocatori Anonimi" e spesso presenti in internet come www.gamanonitalia.it, presente a Firenze come ultima ramificazione di una rete nata in America. «Siamo presenti da circa otto anni anche qui in Toscana - racconta un anonimo esponente del gruppo Gamanon di Firenze - fra di noi ci sono molte persone che per avere miglioramenti hanno dovuto lavorare sodo anche dieci anni». È fondamentale, come in una qualsiasi altra dipendenza, l'apporto della famiglia, «la prima vittima dopo il giocatore - raccontano i membri del gruppo fiorentino - la prima che deve superare la fase della sottovalutazione e del "ne uscirà", "gli passerà". Peccato che molti giocatori invece non riescano a smettere e spendano tutto quel che hanno, spesso approfittandosi della fiducia delle famiglie, provocando e giocando con le relazioni». «Una volta che la famiglia prende coscienza e taglia tutti i fondi, lì inizia il percorso di cura - continuano - parlare apertamente del problema con i propri cari, prendere coscienza che ci sono altre persone che sono messe allo stesso modo e conoscerle, contare giorno per giorno il tempo trascorso dall'ultima giocata, sfidando continuamente se stessi, condividendo tutto, tutti insieme». Un percorso di cura che, comunque, non risolve quasi mai il problema in modo definitivo: «Il giocatore resta sempre un giocatore - dicono - potrà liberarsi dalla dipendenza, prendere "lui" le redini della sua vita, dei suoi soldi e del rapporto col gioco, ma non smetterà mai di rapportarsi ad esso». N.D.M.
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