Il Tirreno

Pontedera

Giù le serrande dopo più di 70 anni

Nilo Di Modica

Chiude l'ultimo negozio di alimentari del centro. Rimangono solo 6 botteghe

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 SANTA MARIA A MONTE. Una scossa al paese e al centro storico, per battere l'"immobilismo" che lo caratterizza da decenni. In queste parole si riassume la reazione che la lista di "Progetto per Santa Maria a Monte" ha avuto alla notizia dell'imminente chiusura dell'ultimo negozio di alimentari del centro storico. Una bottega che viene da lontano, con oltre 70 anni di storia alle spalle, che chiude i battenti consegnando il centro ai superstiti: in tutto 6 esercizi.  Un'occasione che la lista di Antonio Belcari ha voluto cogliere per rilanciare una riflessione sulle sorti del centro storico, che negli ultimi anni ha seguito il destino di molti altri centri, fra una chiusura dopo l'altra e la consapevolezza che la famosa "chiocciola" sta diventando un enorme dormitorio. «Quella bottega, come tutte quelle che sono rimaste nei centri, ha una funzione che va ben oltre il suo settore - spiega Alberto Fausto Vanni -. Sono luoghi che hanno una funzione sociale, fondamentale per chi vive in paese e non saprebbe come andare a comprare ciò che gli serve, senza contare che si tratta di un negozio storico. Il centro del nostro paese, una volta così vivo, sta morendo pezzo per pezzo. E' venuto il momento di spezzare questo periodo più che ventennale in cui del centro storico si parlava solo in campagna elettorale. Serve una seria politica economica, con un progetto di lungo periodo, da mettere in mano ad un esperto nel settore dello sviluppo».  Ma l'obiettivo polemico ha anche un nome e un cognome, si tratta dell'assessore con delega allo sviluppo economico Cristina Falleri, la quale, agli occhi della lista civica, non ha dedicato la dovuta attenzione ai suoi doveri in campo economico per stare dietro alle altre importanti deleghe a suo carico: cultura e istruzione. «In questo comune, in campo economico, ha governato il nulla. L'assessore Falleri deve rinunciare alla delega allo sviluppo per manifesta incompetenza - affonda il consigliere comunale di Progetto, Pietro Belcari - siamo di fronte ad un Comune che sul piano artigianale non ha fatto niente e su quello industriale continua ad investire in cose come il Pip, roba buona per vent'anni fa e che oggi fa scappare pure quelli che avevano fatto domanda, come si evince dalle notizie di questi giorni. E' ora di finirla con la politica delle toppe, che pensa di risolvere qualcosa con i corsi di teatro e danza».  Al centro della polemica, poi, è anche la volontà di Progetto di rilanciare il suo studio sul "Paese dei Ragazzi", un piano "concettuale" (o per meglio dire "a tema") di recupero del centro storico, un'iniziativa della lista civica presentata alcuni mesi fa alla stampa e al Comune. Un'iniziativa economica collettiva che favorisca la nascita di nuove attività che ruotino intorno al mondo dei ragazzi. Una "tavola rotonda permanente" di esperti che diriga l'apertura di esercizi e luoghi di aggregazione come laboratori per il doposcuola, cartolerie, negozi di giocattoli, abbigliamento per bambini e ragazzi, sala proiezioni, area concerti, paninoteche e molto altro. In altre parole: un nuovo indotto. «Siamo molto amareggiati per questa situazione - ha dichiarato Antonio Belcari - quello che serve a questo paese sono le idee e noi ne abbiamo messa in campo una audace, coraggiosa. Sulle prime sindaco e consiglieri ci avevano dato spazio e sembravano interessati, poco dopo sono spariti, nessuno s'è fatto più vivo. Questo paese è in preda all'immobilismo».

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