Sicurezza
Pieracci, stimato grafico di Staffoli, aveva 37 anni ed è stato stroncato da un ictus
In tanti per l'addio a Gabriele
Andreas Quirici
Il dolore dei familiari e degli amici in occasione del funerale
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SANTA CROCE SULL'ARNO. Rose bianche composte in un'enorme corona. E poi il bacio sulla bara da parte della sorella Antonella, poco prima che cominciasse il funerale di Gabriele Pieracci (foto), il grafico di Staffoli morto l'altro giorno a 37 anni dopo un ictus. Sono questi i flash di un addio a cui nessuno dei familiari, degli amici e dei semplici conoscenti avrebbe mai voluto partecipare. In quindici giorni Gabriele se n'è andato, lasciando dietro di sé un dolore immenso, ma estremamente composto. Nella chiesa di San Michele Arcangelo a Staffoli non ci sono state le scene strazianti che, comprensibilmente, si vedono in avvenimenti di questo tipo, quando un giovane lascia i proprio cari troppo presto e praticamente all'improvviso. «Siamo vicini al padre Toscano e alle sorelle Antonella e Barbara - ha detto durante la celebrazione del rito funebre il parroco indiano Antony Paikad -. Dio ha voluto con sé Gabriele e noi non possiamo far altro che accettare la sua decisione». Una spiegazione semplicistica, forse, ma inevitabile davanti a fatti che di logico hanno ben poco. Per il grafico la ragione della sua scomparsa è da ricercare in un problema cardiaco che lo aveva obbligato a ricoverarsi due volte all'ospedale di Empoli fino a quindici giorni fa, quando un ictus lo aveva fatto caricare di corsa sull'ambulanza che lo avrebbe condotto al Santa Chiara di Pisa. Il suo penultimo viaggio a cui è seguita una veglia praticamente ininterrotta di parenti e amici. Il passaggio nel reparto di rianimazione, la paralisi della parte sinistra del corpo, la perdita dell'uso della parola e gli sguardi lanciati dal suo letto agli amici di sempre, alla famiglia che si è stretta attorno a lui nella speranza che un miracolo lo riportasse a casa, alla vita di tutti i giorni. Chi ha potuto gli ha fatto visita all'ospedale pisano. Gli altri, quelli che vivono lontani, lo hanno sostenuto scrivendo messaggi sulla sua pagina di Facebook. Parole d'incoraggiamento, trasformatesi nelle ultime ore in saluti dolorosi e pieni di rimpianto. La cerimonia è scorsa via tutta d'un fiato, con il rituale della benedizione a cui è seguito un lungo e caloroso applauso. E poi i baci e gli abbracci alle sorelle e al padre, gli sguardi fissi sul carro funebre con all'interno la bara, caricata dopo la fine della messa e pronta per l'ultimo e definitivo viaggio di Gabriele Pieracci. Quello verso la cremazione e l'inizio di una nuova vita, nella memoria di chi lo ha conosciuto e che gli ha voluto tanto bene.
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