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Pontedera

Appalto revocato, se ne parlerà a dicembre: cantieri fermi altri 3 mesi

Distretto socio-sanitario, il Tar sospende la decisione del Comune

s.c.
L’esterno del cantiere del distretto socio sanitario
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L’esterno del cantiere del distretto socio sanitario

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 CASCINA. Resteranno fermi almeno altri tre mesi i lavori per la costruzione del nuovo distretto socio-sanitario di Casciavola. Il cantiere era stato bloccato dal Comune che aveva affidato i lavori ad una impresa della provincia di Napoli, la De.Sa.Ma. srl, a cui ha revocato l'appalto dietro richiesta del Prefetto di Pisa. Contro questo provvedimento l'azienda ha fatto ricorso al Tar della Toscana chiedendo la sospensiva e l'annullamento del provvedimento adottato dal Comune di Cascina.  Ieri il Tar, dopo aver preso in esame il ricorso e sentito le parti, ha concesso la sospensiva all'azienda congelando di fatto la situazione fino a quando il ricorso non sarà discusso nel merito. Nella consapevolezza che si tratta di un'opera pubblica di grande interesse per i cittadini, per un valore di un milione e mezzo di euro, e considerato che l'annullamento avrà ripercussioni anche sulla possibilità dell'impresa di partecipare ad altre gare presso enti pubblici, il Tribunale amministrativo della Regione ha fissato l'udienza per il giudizio di merito in tempi abbastanza ristretti e cioè per il 1º dicembre. Durante la discussione sono emersi aspetti contrastanti della vicenda. La Dia (Direzione investigativa antimagia) di Firenze, dopo un sopralluogo effettuato insieme alla Prefettura e alle forze dell'ordine, la scorsa primavera nel cantiere di San Casciano, aveva rilevato una serie di elementi a rischio, che facevano pensare ad un tentativo di infiltrazioni mafiose nell'azienda che aveva vinto l'appalto.  L'informativa della Dia, e quella successiva della Prefetura di Pisa hanno indotto il Comune, in quanto stazione appaltante, a revocare l'appalto stesso come garanzia di correttezza. L'impresa, a sua volta, ha impugnato l'atto del Comune sostenendo che il quadro indiziario emerso era contraddittorio. Padre e zio del socio unico dell'impresa De.Sa.Ma, oltre ad alcuni dipendenti della ditta stessa, in passato hanno avuto problemi con la giustizia e sono stati indagati anche per associazione mafiosa. Ma si tratta di vicende che in un paio di casi si sono concluse anche con il pagamento di un risarcimento danni per ingiusta detenzione.  Il sindaco, Moreno Franceschini, ha preferito non commentare l'ordinanza del Tar, aspettando la conclusione della vicenda di fronte al Tribunale amministrativo.  L'impresa potrebbe anche chiedere i danni all'amministrazione comunale, nel caso il Tribunale amministrativo regionale le desse ragione.

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