Sicurezza
L'uomo che portava in giro i sindaci
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Luciano Marconcini, ex autista del Comune In pensione Luciano Marconcini, autista del Comune
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PONTEDERA. In principio furono le potenti "Alfetta" dell'Alfa Romeo. Poi fu la volta delle Fiat "Croma", tutte comfort e sobria eleganza. Poi, dulcis in fundo, ecco una tedesca da sogno, la Bmw. Auto, auto e ancora auto. Centinaia di migliaia di chilometri macinati lungo le strade dello Stivale. Adagiati sui sedili posteriori, i nostri primi cittadini degli ultimi trent'anni. Al posto di guida sempre lui, Luciano Marconcini, l'autista dei sindaci di Pontedera. Che a partire dal 1º settembre, dopo un'onorata carriera fatta di momenti e incontri indimenticabili, per raggiunti limiti anagrafici ha dovuto appendere il volante ufficiale al chiodo. «Fosse per me, avrei anche continuato», dice con un sorriso. «Il sindaco Millozzi mi aveva chiesto di proseguire almeno fino a dicembre, in modo da poter scegliere con calma un sostituto. Ma c'era il problema dell'assicurazione». Che ha amato il suo lavoro lo si capisce da come ne parla. Ripensando ai saluti, agli abbracci della giornata di martedì, quella del congedo, gli vengono gli occhi lucidi. «Cosa vuole, ho cominciato nel '72, son quasi 40 anni...». Tra le cose che gli mancheranno di più, spiega, c'è la complicità col passeggero-sindaco, l'affidato speciale da accompagnare al ricevimento, alla commemorazione, alla riunione, all'inaugurazione, al convegno, alla parata. «Le dico solo questo: le decisioni più importanti di solito un sindaco le prende proprio mentre si viaggia». È chiaro che il conducente diventa anche una specie di segretario, di confidente, a volte confessore. Cosa non si sente raccontare, curva dopo curva. «Sarebbe da scriverci un libro», dice; e non è detto che non lo faccia. Di Villa Saletta, classe 1947, Luciano Marconcini inizia a lavorare per il Comune di Pontedera nel 1972. «Era sindaco Giacomo Maccheroni. A quel tempo guidavo gli scuolabus. È stato Carletto Monni a volermi come suo autista». Non ha più smesso. «Ripensando agli anni al fianco di Paolo Marconcini, mi vengono a mente i viaggi a Roma per incontrare Giovanni Paolo II e invitare a Pontedera il presidente. Degli anni di Enrico Rossi il primo ricordo riguarda tutti i viaggi fatti per scongiurare il pericolo di Nusco...». Uno dei suoi aneddoti preferiti risale al 2005: «Per premiare il mio impegno nel volontariato (dal '72 Luciano è vicepresidente della "Volere è potere" e da sei anni consigliere della "Misericordia", ndr), il prefetto Maria Fiorella Scandura mi nominò Cavaliere della Repubblica. L'onorificenza me la dette il presidente Ciampi. Il sindaco Marconcini ne fu felicissimo, si festeggiò in Comune. Siccome il prefetto non aveva idea di che lavoro facessi, il sindaco le disse: «Signora, la ringrazio, ha fatto Cavaliere il mio autista. Ora, minimo minimo, dovremo guidare un po' per uno». A.L.
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