Il Tirreno

Pontedera

Il kebab che aiuta l'integrazione

Il kebab che aiuta l'integrazione

Il bar G&J ospita l'amico pakistano per dare visibilità alla sua attività

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 PONTEDERA. Tra kebab e panini tradizionali. Tra riso basmati e spiedini di maiale. La festa del commercio nel segno dell'integrazione culturale. Almeno per il bar G&J di piazza Cavour che apre le porte allo Sheri Kebab di via Manzoni condividendo il bancone e la clientela. Per l'evento che coinvolgerà l'intera città Gimmy Scatassa, proprietario del locale pontederese, ha pensato di ripetere l'esperienza della passata edizione e di offrire un po' di spazio all'amico pakistano Mohammed.  Due i motivi del sodalizio. Il primo squisitamente commerciale. «Da una parte - spiega Gimmy - inserendo nel menù della serata anche altri prodotti etnici, amplio il servizio, avvicinandomi a ogni tipo di palato e gusto». Il secondo propriamente etico. «Dall'altra lancio un segnale di apertura nei confronti degli stranieri presenti in città, combattendo i pregiudizi e i luoghi comuni». Un mix di tradizione, originalità e curiosità che, per una notte, oltrepassa le diversità e il colore della pelle. E nasce dall'antico sapore dell'amicizia. «La maggior parte della mia clientela - continua Scatassa - è straniera: slavi, albanesi, africani, senegalesi e marocchini. Caffè dopo caffè, è facile fare amicizia». Proprio seguendo la simpatia reciproca, i due commercianti hanno sviluppato l'idea. Che poi è sfociata in un connubio di successo. «La scorsa edizione l'esperimento riuscì benissimo. Davanti al bar avevamo allestito un bancone e servivamo da un lato spiedini di maiale, dall'altro kebab. La gente aveva l'imbarazzo della scelta e mostrò di apprezzare la nostra proposta». Al kebab ormai si sono abituati tutti, o quasi. L'esotico panino sembra essere entrato a pieno titolo tra i "pranzi veloci" più convenienti nel panorama culinario, secondo quanto dicono i gestori locali. Ma l'età dei consumatori varia "dai 16 ai 30 anni", dice Mohammed. La kermesse cittadina allora diventa un ulteriore trampolino di lancio per il suo negozio. Un'occasione per portare i suoi prodotti nel fulcro della kermesse. «Sono soddisfatto dell'incasso e dell'afflusso di utenza» entra nel merito il titolare, da due anni in città. «La mia è una clientela affezionata ma vorrei attrarre anche persone un po' più avanti con l'età. L'altro anno funzionò». Un incremento di buongustai dopo la festa del commercio che Mohammed stima intorno al 3%. E orgoglioso del suo prodotto, assicura di utilizzare ingredienti sicuri: «Lla gente lo sa, per questo da me vengono solo persone serie". Così mentre le giunte toscane di centrodestra hanno deciso che la difesa di "identità e tradizione" passa anche dai nostri piatti o panini, a Pontedera vale il principio contrario. Nessuna crociata contro i kebab né preoccupazione per l'immagine della città. Non solo nel centro storico ci sono diversi punti di ristoro etnico ma con questa mossa multirazziale, l'integrazione si rafforza anche a tavola. Con un unico presupposto. Il cibo da servire deve poter essere mangiato per strada. «Da asporto» entra nel dettaglio Gimmy. «Sto ancora decidendo cosa preparare ma sarà qualcosa di sfizioso e veloce. Le persone devono poter vedere tutti gli spettacoli allestiti. É per questo che vogliamo rifocillare ma non catturare. Offrire cibo genuino, di ottima qualità ma non monopolizzare il tempo a disposizione». E se Gimmy è indeciso sul piatto giusto, Mohammed ha le idee chiare. «Stavolta - conclude - oltre al kebab ci sarà il riso basmati, condito con carne di pollo e spezie».

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