Finanza
San Miniato vuole risposte sui finanziamenti per Tubone e Polo Tecnologico
«Il governo ci convochi»
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Il sindaco del Comune di San Miniato Vittorio Gabbanini Il sindaco Gabbanini torna a lanciare l'allarme-economia
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SAN MINIATO. Il periodo delle ferie è terminato da pochi giorni. Ma il mondo del lavoro è sempre avvolto dalle nubi dell'incertezza. Ed il sindaco del Comune di San Miniato torna a suonare l'allarme e ad alzare la voce chiedendo nuovamente al governo Berlusconi un incontro a Roma per sciogliere alcuni nodi fondamentali. Ma quanto durerà ancora l'attesa perché arrivi la convocazione? È l'interrogativo che si pone lo stesso Gabbanini. «L'anno che ci siamo lasciati alle spalle - afferma il primo cittadino di San Miniato - è stato uno dei più difficili per l'economia del Paese dall'inizio del dopoguerra, e il futuro è ancora più incerto. Stiamo pagando un prezzo altissimo che genera un senso di sfiducia e di rassegnazione». Inizia così l'analisi di Gabbanini per far fronte alla situazione dei conti dopo i tagli agli enti locali decisi dal governo Berlusconi. «Come amministratori - prosegue il sindaco - ci siamo mossi lungo il sentiero della salvaguardia, e allo stesso tempo della coesione sociale e della tenuta dei conti pubblici, ma stiamo per esaurire le risorse. Il clima economico risulta ancora difficile e non privo di serie preoccupazioni per il 2011. Questo anno sarà, infatti, come attestano tutte le previsioni, un anno di solo parziale recupero del ciclo economico e ancora una volta saranno i lavoratori, i giovani e le famiglie, i pensionati a pagare duramente le conseguenze della crisi. Come possiamo in questo contesto contribuire a promuovere e sostenere l'economia? Come possiamo coinvolgere tutti i soggetti interessati affinché si affronti una seria discussione pubblica, fondamentale per la democrazia del nostro Paese?». «Il governo - incalza Gabbanini - ha detto di tutto: che la crisi non ci riguarda, che è solo finanziaria e non ha ricadute sull'economia reale, che è alle spalle. Bugie. Perché la crisi che ci colpisce è dura e a "rischio tagli" sono i servizi sociali, i trasporti e l'istruzione. Il nostro sistema educativo è messo a rischio dalle scelte del governo. Noi, però, a pochi giorni dall'inizio dell'anno scolastico, abbiamo l'impegno di garantire le attività didattiche per mantenere i livelli di eccellenza che sempre hanno contraddistinto la nostra istruzione. Un impegno nei confronti dei nostri giovani e delle famiglie. E poi ci sono le imprese e il sistema occupazionale. Vogliamo accendere i riflettori sulla nostra area industriale e riaprire un tavolo di confronto. Per questo, la necessità di chiedere finanziamenti mi spinge a sollecitare ancora una volta un incontro a Roma, perché abbiamo questioni importanti e progetti come quello del "Tubone" e quello del Polo Tecnologico Conciario. Ma quanto durerà questa attesa? E chi si occuperà dei tavoli di crisi aziendale? Ad oggi altre imprese sono state costrette alla chiusura e le richieste di mobilità aumentano e noi, che non abbiamo avuto né soldi né risposte, non siamo più disposti ad aspettare».
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