Il Tirreno

Pontedera

Polpette killer la scia di morte viene da lontano

Giacomo Pelfer
Un cercatore di tartufi con il suo cane
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Un cercatore di tartufi con il suo cane

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Dal tartufo alle polpette avvelenate il passo è davvero breve. Il rapporto causa-effetto è evidente. Basta scorrere i dati della Polizia provinciale sui casi di cani avvelenati negli ultimi tre anni: il solo comune di San Miniato copre quasi un quarto di tutti i casi registrati nell'intera provincia. E nella stragrande maggioranza, i luoghi segnati dalle famigerate esche killer sono quelli famosi per il pregiato tartufo bianco. Gli stessi dove sono avvenuti i casi delle ultime settimane, costati la vita a tre cani, tutti da tartufo ovviamente. «I numeri sono parziali - sottolineano dal comando provinciale -, percepiamo soltanto la punta dell'iceberg. Colpa di un'omertà diffusa e di una sottovalutazione del fenomeno: molti non si recano neppure del veterinario, mentre altri si limitano ad una denuncia contro ignoti. Tutti casi che non rientrano nei nostri conteggi annuali».  La mappatura della Polizia provinciale, comunque sia, fornisce un quadro interessante su un fenomeno che ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre 2009, grazie alle segnalazioni dei veterinari, la Provincia ha censito 221 casi. Di questi, ben 53 sono avvenuti nel territorio comunale di San Miniato, con conseguenze mortali per almeno il 60% dei cani intossicati. Il maggior numero di casi si è registrato nel 2008: 24 a San Miniato su un totale di 98 segnalazioni in Provincia.  Impressionante notare come la mappa dei luoghi pericolosi si concentri nel fazzoletto di terra che ruota attorno alla Valdegola, area tartufigena per eccellenza. Le zone boscose più a rischio sono quelle intorno a Balconevisi, seguite da Moriolo, La Serra, Corazzano, Bucciano e Stibbio. Luoghi che hanno determinato fama e fortuna di San Miniato come città del tartufo, ma che da qualche anno vivono questo triste primato. Anche scorrendo le date degli avvelenamenti si comprende quale sia la vera ragione alla base del fenomeno. Fra i casi censiti a San Miniato negli ultimi tre anni, infatti, pochissimi sono avvenuti nei primi mesi dell'anno. Il nome di San Miniato, nelle tabelle della provincia, torna a spuntare con la bella stagione, per poi concentrarsi, anche con una media di un caso a settimana, nei mesi autunnali, quelli della caccia al tartufo bianco. Subito dopo San Miniato, al secondo posto, si posiziona con 16 segnalazioni il comune di Palaia, che occupa una certa porzione dell'area tartufigena sanminiatese. E proprio all'interno di questo territorio, non a caso, si trovano le località più a rischio.  Al di fuori dell'area tartufigena la media delle segnalazioni si abbassa drasticamente. Negli altri quattro comuni del Valdarno, infatti, si sono appena 9 casi in tre anni, di cui 5 a Santa Maria a Monte, 3 a Montopoli, 1 a Santa Croce e nessun caso a Castelfranco. Le ragioni qui sono diversificate, anche se spesso sembra trattarsi di vendette contro il "fastidioso" cane del vicino, con esche lasciate nei giardini privati e nei recenti, in piena zona urbana.

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