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Pontedera

Nessuna cucina al palasport

Il raduno musulmano
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Il raduno musulmano

Sul raduno musulmano Ndiaye replica ai consiglieri

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 SANTA CROCE. «Abbiamo fatto tutto quello che ci era stato richiesto, come sempre. Quello che hanno detto i consiglieri Giannotti e Quaglierini non è vero. E li vogliamo smentire». La voce, dal tono indispettito, è quella di Mamadou Ndiaye, coordinatore dell'associazione senegalese "Leoni Azzurri" per il Valdarno Inferiore, che interviene sull'ormai nota vicenda del PalaParenti, dopo essere stati tirati in ballo dal vicepresidente dei Lupi Leonardo Ciardi. Una polemica innescata dal raduno, il 9 luglio scorso, dei senegalesi di fede musulmana al palasport. E proseguita nel consiglio comunale di lunedì, dove i gruppi d'opposizione hanno presentato un'interpellanza per denunciare un certo lassismo da parte dell'amministrazione, rea di non essersi preoccupata del rispetto di tutte le autorizzazioni necessarie. In quell'occasione, la minoranza aveva denunciato l'installazione, all'esterno del palazzetto, di bancarelle e di una cucina improvvisata.  Parole che scatenano la replica dei senegalesi: «Nessuno di noi ha mai cucinato a Santa Croce - afferma Mamadou -; avevamo preso in affitto una cucina attrezzata a Pontedera, dove i pasti sono stati cucinati e poi trasportati al palasport. Nessuno può avere le prove per dire che abbiamo montato una cucina a Santa Croce. Le bancarelle che ha visto Giannotti - spiega ancora il coordinatore - non sono quelle del mercato. Si tratta di uno scambio di oggetti religiosi, è una nostra tradizione: un ricordo in cambio di un'offerta».  La comunità senegalese sarebbe quindi sorpresa dalle polemiche delle ultime settimane, almeno stando alle parole di Mamadou. «Si trattava di un raduno nazionale che abbiamo organizzato in molte città italiane, ma non ci era mai successo di essere attaccati così. Mai vista una cosa del genere. Alla fine non è successo niente, ci siamo comportati bene, non abbiamo rovinato il parquet e il giorno siamo tornati a pulire. Abbiamo fatto tutto quello che ci era stato richiesto dal gestore e dal Comune. Sono le stesse cose che ci chiedono nei palasport di tutte le città». G.P.

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