Il Tirreno

Pontedera

Gli abbracci dopo lo spavento

La famiglia Meini nel salotto di casa; sotto la signora Marimar
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La famiglia Meini nel salotto di casa; sotto la signora Marimar

Sono tornati a casa padre e figlio colpiti dalla scarica di un fulmine

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PECCIOLI. Un lungo e forte abbraccio, dopo la paura. E tanta voglia di dimenticare. Sono stati dimessi dall'ospedale e sono tornati in famiglia Luciano Meini, 48 anni, elettricista di Peccioli, e il figlioletto Victor di 3 anni, che hanno rischiato di morire folgorati durante un temporale, domenica scorsa. Se sono vivi lo devono alla coraggiosa Marimar, 44 anni, moglie di Luciano e madre di Victor.

È lei che li ha salvati subito dopo che erano stati colpiti da un fulmine. «Sapevo che non c'era tempo da perdere - racconta oggi tutta sorridente, con la consapevolezza di chi si è lasciata il peggio alle spalle - ho subito fatto il massaggio cardiaco. Ma temevo che fossero rimasti senza ossigeno al cervello, ero disperata per le conseguenze».

Marimar è stata la donna al posto giusto. Ha dimostrato una lucidità che non sempre è facile da mantenere in situazioni di emergenza. Ha messo in pratica tutti quegli insegnamenti che aveva appreso durante un corso di primo soccorso pediatrico che aveva seguito all'asilo di Peccioli.

«Ho solo fatto del mio meglio», continua a ripetere guardando il marito e i due figli. Li incontriamo a Peccioli, nella loro casa lungo la strada per Fabbrica, mentre nella zona imperversa un violento temporale. Una situazione che evoca il dramma. Un'estate pazza per il meteo. Proprio un improvviso temporale, durante una giornata di festa e mentre la famiglia stava trascorrendo quello che doveva essere un pomeriggio di relax al parco giochi, ha rischiato di cambiare per sempre le loro vite.

«Victor non si è reso conto del pericolo - spiega Marimar - i più spaventati siamo stati io e l'altro mio figlio Pablo, che ha 6 anni. Abbiamo pensato che fossero morti quando li abbiamo visti stesi per terra». Meini, dopo un periodo di riposo, potrà tornare presto al lavoro. Il figlioletto dovrà effettuare altre visite oculistiche di controllo ma soprattutto per precauzione.

«Vogliamo ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine in questo momento - dice Marimar - sono state veramente tante. Il sindaco, Silvano Crecchi, era in Cina eppure ci ha telefonato più volte. Abbiamo ricevuto un'infinità di messaggi e di telefonate. Grazie anche ai medici e a tutto il personale del Meyer di Firenze, sono stati eccezionali». Il rientro a casa, alla normalità, è stato salutato da un forte abbraccio e tanta commozione. Un pianto liberatorio? «No, c'era troppa gente intorno a noi - dicono i coniugi Meini - ci siamo contenuti. Alla fine è andato tutto bene, se lo possiamo raccontare».

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