Il dolore
La vicenda del prete allontanato è ancora una ferita aperta. La comunità di San Donato è sempre divisa
«Distrutto da bugie infamanti»
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A destra, la parrocchia di San Donato da cui don Cristoforo fu allontanato. Sotto, il vescovo di San Miniato mons. Fausto Tardelli Parrocchiana esce allo scoperto: ecco tutta la verità su don Cristoforo
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SANTA MARIA A MONTE. Oggi a San Donato arriva il nuovo parroco. Ma la comunità è ancora ferita. L'addio di don Cristoforo non ha calmato gli animi. Ci sono famiglie che ancora non si salutano o si rivolgono la parola. Cittadini schierati a favore o contro il parroco, tornato in Polonia. Del resto, è sempre stato così fin dall'inizio. Tra chi è pronto a condannare senza mezzi termini l'operato del vecchio parroco e chi si schiera al suo fianco, convinto che sia stato vittima di un complotto e costretto ad andarsene da molte e infamanti bugie. Come ci disse lui «il tempo sarà galantuomo», e la verità prima o poi non potrà che venire fuori. Nel frattempo la parrocchia è sempre meno frequentata, così come le messe. La vicenda ha lasciato il segno. Ora, per la prima volta, una cittadina ha deciso di uscire allo scoperto. Alessia Casini difende don Cristoforo e lo fa apertamente. «Credo che il parroco sia stato accusato ingiustamente - dice - e che il nostro vescovo avrebbe dovuto assumere decisioni diverse. Non era necessario nascondere, serviva affrontare la situazione con tutti noi. Sarebbe stato utile portare don Cristoforo in un'assemblea e fargli dire le sue ragioni». La parrocchiana spiega che l'ex parroco di San Donato è ora in Polonia, sua terra natale, per un anno sabbatico. «Al suo rientro il vescovo lo reintegrerà in un'altra parrocchia della diocesi. Se questo accadrà, significa che le accuse non erano fondate. Probabilmente, avrebbe potuto essere trasferito subito senza impedirgli di continuare a svolgere la sua missione. Nessuno potrà negare che don Cristoforo ha fatto molto per il paese. Le insinuazioni, quando non sono provate, devono cadere nel vuoto». Al parroco sono state contestati la gestione dei soldi della parrocchia per acquistare una casa in Polonia e alcuni atteggiamenti tenuti con donne e giovani del paese. «Rispetto alla casa posso dire che il sacerdote è stato aiutato da alcune persone della parrocchia - aggiunge -. Invece, per quanto riguarda le altre accuse se avevano un fondamento mi chiedo per quale ragione non siano state presentate denunce penali invece di affidarsi al tribunale ecclesiastico. Sì, sono convinta: il vescovo avrebbe dovuto tenere un altro atteggiamento per il bene della nostra comunità». S.C.
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