Il Tirreno

Pontedera

La vicenda di un uomo che da 2 anni vuol far valere i suoi diritti e si scontra con le lentezze burocratiche

Vittima della sanità e della giustizia

Sabrina Chiellini
L’interno di una sala operatoria
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L’interno di una sala operatoria

Menomato all'organo sessuale dopo un intervento, non ottiene risarcimenti

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 PONTEDERA. Una storia di presunta malasanità che si intreccia con le lentezze della giustizia. A pagarne le conseguenze è un sessantacinquenne di Calcinaia che, circa due anni fa, in seguito ad un intervento chirurgico non perfettamente riuscito - effettuato al Lotti - ha subito un'alterazione dei genitali che gli ha cambiato la vita.  L'uomo, assistito dall'avvocato Francesca Nasoni, ha presentato una querela in procura a Pisa ma ancora non ha avuto alcuna informazione sull'esito delle indagini. Al tempo stesso ha iniziato un procedimento civile chiedendo al tribunale di Pisa di nominare un consulente per l'accertamento tecnico preventivo in modo da stabilire le lesioni riportate dal paziente che ha chiesto i danni all'Asl 5 di Pisa. Richiesta caduta nel vuoto. Giovanni L., nell'aprile 2005, a causa di un processo infiammatorio ai genitali, su consiglio del proprio medico, si fece visitare da uno specialista in urologia dell'ospedale Lotti di Pontedera. Gli venne diagnosticata una fimosi e gli venne consigliato di effettuare un intervento chirurgico di circoncisione, prospettato come banale e della durata di pochi minuti. Il paziente decise di operarsi al Lotti, il 29 maggio 2008. Da qui l'inizio di un calvario. Già la sera stessa dell'intervento Giovanni L. si accorse che la parte operata sanguinava in maniera abbondante. Subito ebbe dolori e gonfiore ai testicoli. Si rivolse al suo medico che non potè fare altro che rendersi conto che l'uomo aveva un'ampia zona tumefatta con edemi fino alla coscia oltre che ai genitali. Nonostante la cura antibiotica dopo una settimana il 65enne continuava a stare male. A quel punto si rivolse all'ospedale Santa Chiara di Pisa. «Dal pronto soccorso - racconta - mi mandarono in urologia. Il medico manifestò subito una certa perplessità rispetto all'esecuzione e al risultato dell'intervento. Mi fecero un drenaggio manuale nella parte operata e mi prescrissero antibiotici».  Alla fine, considerato che non c'era alcun miglioramento, all'uomo venne consigliato un altro intervento chirurgico per cercare di riparare i danni del primo realizzato a Pontedera. «Il mio pene è ridotto - spiega - ha un aspetto anomalo, trovandosi sepolto e avvolto dalla pelle». L'uomo non poteva urinare in piedi e avere un'attività sessuale normale. Ovviamente tutto questo gli ha causato un disagio enorme con danni morali e biologici.  Giovanni L. è stato operato di nuovo ma la qualità della sua vita non è migliorata. Le difficoltà per lui non sono finite: non riesce ad ottenere il risarcimento danni ed ha sempre di più l'impressione che sia difficile trovare un medico disposto a mettere nero su bianco l'errore di un collega. Tant'è che da due anni, senza che il giudice sia intervenuto per snellire i tempi, attende che venga depositata una perizia tecnica. «Non ho più alcuna fiducia - dice - e ho deciso di rendere pubblica la mia storia che fa riflettere su come si comporta l'ospedale e anche la giustizia».

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