Il Tirreno

Pontedera

Finiti in manette con altre 16 persone in tutta Italia: secondo l’indagine erano collegati alla n’drangheta

Vendevano dati per clonare le carte

Nei guai tre hacker della nostra zona, per le carte clonate
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Nei guai tre hacker della nostra zona, per le carte clonate

Hacker nei guai: in carcere padre e figlio di Calcinaia e un loro amico pisano

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 CALCINAIA. In carcere tre hackers: sono 2 giovani baristi e il portiere di un noto albergo di Pisa, accusati dai carabinieri di Roma di associazione a delinquere finalizzata all'indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione. I 3 sarebbero stati uno dei tanti canali di «rifornimento dati» di una vasta organizzazione capitanata da un ex pentito, un cosentino legato alla 'ndrangheta, che aveva messo su una specie di impero con ramificazioni in Italia e all'estero.  I tre sono stati arrestati ieri: si tratta di un receptionist di hotel di 58 anni, di suo figlio di 29 anni e di un loro amico, un ragazzo di 28 anni. Padre e figlio abitano a Calcinaia, l'amico a Pisa, dove i 3 lavorano. I due giovani, entrambi baristi, oggi dipendenti, in passato avevano gestito un bar in società. L'arresto è stato eseguito dal nucleo investigativo di Roma nell'operazione Match Point, che ieri ha portato in carcere 19 persone fra Pisa, la capitale, Cosenza e Siracusa, e che a maggio ne aveva bloccate 23. L'ex pentito calabrese aveva messo in piedi un colossale giro di affari grazie all'alleanza con gruppi di hacker russi specializzati nel furto di dati informatici, attraverso intrusioni sui server di importanti società finanziarie, e nella gestione di un florido mercato clandestino di informazioni riservate su carte di credito e conti correnti a favore di clan criminali. Il gruppo attivo in Italia acquistava su chat criptate i dati necessari per falsificare carte, documenti d'identità, buste paga, atti societari, con cui venivano svolte centinaia di truffe on line e a danno di banche e negozi.  L'indagine romana era partita da una denuncia di American Express che riferiva come degli hachers avessero bucato i server di società finanziarie in Olanda e Inghilterra acquisendo i dati di milioni di carte di credito. Secondo le accuse dei pm romani Nello Rossi e Stefano Fava, i tre pisani avrebbero fornito all'organizzazione codici di qualche migliaio di carte di credito. Di certo 500 nel recente passato, mentre 400 stavano per essere venduti in questi giorni. Migliaia di codici di carte, soprattutto di turisti stranieri, che si sospetta possano essere stati acquisiti dai server dell'albergo, ovviamente all'insaputa dei proprietari, sono stati trovati ieri mattina durante una perquisizione a casa del portiere di notte. Ogni codice, a seconda del plafond delle carte di credito, veniva pagato da 30 a 100 euro: ovviamente le più ambite erano le carte Gold, senza limite di spesa, vuotate nei negozi di lusso romani. Con questo sistema l'ex pentito «manteneva» nel lusso più sfrenato la sua ed altre due famiglie di parenti, facendo a gara a chi spendeva di più, tanto, diceva al telefono, «paga il cugino americano».

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