Sicurezza
Montecastello ricorda la sua Liberazione
Sergio Gorini
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MONTECASTELLO. Ricorre oggi l' anniversario della Liberazione di Montecastello da parte delle truppe americane della 5ª armata comandata dal generale Mark Clark. Un nostro lettore, Sergio Gorini, ricorda questa data speciale con la lettera-articolo che segue. «Venite liberatori, venite liberatori» gridava a squarciagola una vecchia sventolando una grande bandiera tricolore, sotto il sole cocente di quel 18 luglio 1944. Erano le 14, le cannonate tedesche erano cessate da poco, facendo anche delle vittime. Stavamo rintanati nei rifugi scavati nel tufo dagli uomini che si erano fatta questa triste esperienza al fronte, nell'altra guerra. La mia famiglia aveva il rifugio in un pendio verso la valle, a cento metri da casa e lì ci stemmo per 40 giorni e 40 notti. Conoscendo quella donna dal curioso soprannome e un carattere bizzarro che gridava, e vedendola agitare la bandiera, si pensava che in quella calura avesse alzato un po' troppo il gomito col del vino... Smettetela tornate nel rifugio gli urlavano più a cenni che a parole i miei genitori, ma lei non si chetava, anzi dava sempre più fiato alla voce... ma cosa vedeva si diceva per urlare così? Ad un tratto anche noi ci accorgemmo che due soldati in divisa kaki, saltando gli argini per raggiungere la valle, risalivano correndo tratti-ratti, verso la vecchia coi fucili spianati, lì per lì noi credemmo che fossero tedeschi e pensammo che quando gli fosse stata a tiro gli avrebbero sparato, invece erano soldati americani che quando la raggiunsero l'abbracciarono con effusione chiamandola mamma. Dai rifugi uscirono i familiari e fu festa: vino e sigarette per tutti. Si capì che lei vedeva prima di noi le colonne dei soldati in marcia verso Montecastello. Avevo 10 anni. Scappai dal rifugio risalendo il pendio fin sulla strada maestra e lì, sul ciglio della strada, guardavo con meraviglia sfilarmi davanti due colonne di soldati armati. Li guardavo come estasiato e molti mi sorridevano mentre nella mia mente di ragazzo si accavallavano sogni e pensieri di avventure, di fantasia. Avrei voluto essere uno di loro, chissà quante cose avrei potuto raccontare. Uno di loro mi lanciò un pacchetto di caramelle"col buco" che qua non si erano mai viste, mi sembrava che mi avesse dato un tesoro. Mi scossi e a rotta di collo tornai al rifugio gridando anch'io: «Sono arrivati gli americani. Sono arrivati gli americani».
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