Sicurezza
«Mio padre era attento e scrupoloso è impossibile che sia morto così»
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Sopra Leo Palandri e a destra l’esterno dell’azienda River3 MINUTI DI LETTURA
Piange Cecilia, figlia di Leo Palandri. Accanto a lei ci sono la mamma Anna, il fratello Leonardo e la sorella Benedetta che non sanno darsi pace. «Non riusciamo a credere che sia vero - dice Cecilia - mio padre ha dedicato tutta la sua vita al lavoro, era molto attento, scrupoloso.
Ci sembra impossibile che sia morto proprio sul lavoro e in questo modo». È il momento del dolore e dei ricordi di una vita trascorsa insieme che tornano guardando le spoglie di una persona cara, come lo è un marito, un genitore. La salma di Leo Palandri, 59 anni, è arrivata a casa, in via Palermo, ieri pomeriggio verso le ore 16. Tantissime persone - nella frazione La Scala, dove abitava la vittima, tutti si conoscono - si erano già strette affettuosamente attorno alla moglie Anna, ai figli. Leonardo lavora con il padre. Ma ieri mattina non era insieme a Leo, che quando è morto si trovava a Ponte a Cappiano in quell'azienda calzaturiera che conosceva bene, da solo. Una scarica elettrica da 15 mila non è la 220 che tramortisce, praticamente non gli ha dato scampo, l'ha fulminato sul colpo. Leo era uscito di casa alle 7, ed è tornato morto, nella bara, nel primo pomeriggio. Scene di dolore indicibili, per una tragedia anche difficile da ricostruire. L'uomo era esperto, sapeva bene quello che faceva: come è potuto accadere?, continuano a domandarsi tutti, increduli. Palandri, conosciuto e stimato, dopo aver lavorato con un cognato nel pratese si era messo in proprio nel 1982 operando nel settore della fornitura, installazione e manutenzione d'impianti elettrici. Dal 2003 aveva trasformato la vecchia impresa individuale, e recentemente aveva aperto a Ponte a Egola, in via Martin Luther King, nei pressi dell'uscita della Superstrada Firenze-Pisa-Livorno, magazzino e uffici, per: impianti elettrici, installazione e manutenzione impianti elettrici ed elettronici, civili ed industriali, illuminazioni stradali, impianti sportivi. Le esequie funebri verranno celebrate probabilmente oggi pomeriggio. Tante le reazioni all'ennesimo incidente sul lavoro. Pochi giorni fa a Bientina è morto, sempre per le scariche elettriche, un altro padre di famiglia, Salvatore Vita, 58 anni.
«Un lavoratore morto a Ponte a Cappiano, frazione del comune di Fucecchio, un elettricista esperto e a capo di una azienda familiare, ucciso da una scarica di energia elettrica mentre lavorava dentro un Calzaturificio», scrivono i Cobas allarmati dal ripetersi degli incidenti. «La vittima - fa notare il sindacato - è un esperto elettricista con decenni di esperienza. Gli ultimi incidenti nel Pisano hanno ucciso lavoratori di esperienza a conoscenza delle normative di sicurezza. Palandri è stato ucciso da una scarica di energia elettrica mentre lavorava dentro una cabina di proprietà dell'azienda e che l'azienda dell'operaio conosceva bene avendone da tempo in custodia la manutenzione». L'allarme lanciato dai Cobas nelle settimane scorse è un allarme fondato: «si è abbassata la guardia in tema di sicurezza e salute dei lavoratori e soprattutto nel settore elettrico e della manutenzione si opera con tutele carenti e insufficienti». I Cobas chiedono l'attivazione di un tavolo presso la Asl.
Sabrina Chiellini
Luciano Gianfranceschi
Ci sembra impossibile che sia morto proprio sul lavoro e in questo modo». È il momento del dolore e dei ricordi di una vita trascorsa insieme che tornano guardando le spoglie di una persona cara, come lo è un marito, un genitore. La salma di Leo Palandri, 59 anni, è arrivata a casa, in via Palermo, ieri pomeriggio verso le ore 16. Tantissime persone - nella frazione La Scala, dove abitava la vittima, tutti si conoscono - si erano già strette affettuosamente attorno alla moglie Anna, ai figli. Leonardo lavora con il padre. Ma ieri mattina non era insieme a Leo, che quando è morto si trovava a Ponte a Cappiano in quell'azienda calzaturiera che conosceva bene, da solo. Una scarica elettrica da 15 mila non è la 220 che tramortisce, praticamente non gli ha dato scampo, l'ha fulminato sul colpo. Leo era uscito di casa alle 7, ed è tornato morto, nella bara, nel primo pomeriggio. Scene di dolore indicibili, per una tragedia anche difficile da ricostruire. L'uomo era esperto, sapeva bene quello che faceva: come è potuto accadere?, continuano a domandarsi tutti, increduli. Palandri, conosciuto e stimato, dopo aver lavorato con un cognato nel pratese si era messo in proprio nel 1982 operando nel settore della fornitura, installazione e manutenzione d'impianti elettrici. Dal 2003 aveva trasformato la vecchia impresa individuale, e recentemente aveva aperto a Ponte a Egola, in via Martin Luther King, nei pressi dell'uscita della Superstrada Firenze-Pisa-Livorno, magazzino e uffici, per: impianti elettrici, installazione e manutenzione impianti elettrici ed elettronici, civili ed industriali, illuminazioni stradali, impianti sportivi. Le esequie funebri verranno celebrate probabilmente oggi pomeriggio. Tante le reazioni all'ennesimo incidente sul lavoro. Pochi giorni fa a Bientina è morto, sempre per le scariche elettriche, un altro padre di famiglia, Salvatore Vita, 58 anni.
«Un lavoratore morto a Ponte a Cappiano, frazione del comune di Fucecchio, un elettricista esperto e a capo di una azienda familiare, ucciso da una scarica di energia elettrica mentre lavorava dentro un Calzaturificio», scrivono i Cobas allarmati dal ripetersi degli incidenti. «La vittima - fa notare il sindacato - è un esperto elettricista con decenni di esperienza. Gli ultimi incidenti nel Pisano hanno ucciso lavoratori di esperienza a conoscenza delle normative di sicurezza. Palandri è stato ucciso da una scarica di energia elettrica mentre lavorava dentro una cabina di proprietà dell'azienda e che l'azienda dell'operaio conosceva bene avendone da tempo in custodia la manutenzione». L'allarme lanciato dai Cobas nelle settimane scorse è un allarme fondato: «si è abbassata la guardia in tema di sicurezza e salute dei lavoratori e soprattutto nel settore elettrico e della manutenzione si opera con tutele carenti e insufficienti». I Cobas chiedono l'attivazione di un tavolo presso la Asl.
Sabrina Chiellini
Luciano Gianfranceschi
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