La manifestazione
Picchiata e tenuta segregata in casa
Sabrina Chiellini
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Sono sempre più frequenti i casi di violenza sulle donne Condannato il marito: doveva solo far figli per avere la casa popolare
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MONTOPOLI VALDARNO. «Mi ha tenuto chiusa in casa per quattro mesi, mi picchiava, voleva che facessi figli per avere la casa popolare». Spaventata ma decisa, una ventinovenne originaria del Marocco ha raccontato davanti al giudice monocratico del tribunale di Pontedera, Paola Giovannelli, il suo dramma di ex moglie, vittima di soprusi da parte di quello che credeva sarebbe stato il suo compagno di vita. Giovanissima, aveva conosciuto in Francia Hassan Touih, 47 anni, poi diventato suo marito e il suo carceriere. L'uomo, infatti, subito dopo le nozze, e poco dopo che la coppia si era trasferita nel comune di Montopoli Valdarno, aveva cambiato atteggiamento nei confronti della giovane moglie cercando di sottometterla in ogni modo fino ad arrivare a chiuderla in casa mentre lui andava al lavoro. Un incubo che sembrava non finire mai. «Giorno dopo giorno, guardando la televisione - ha raccontato in lacrime la marocchina, che ora vive in una residenza protetta - ho imparato a parlare l'italiano. Alla fine sono riuscita a convincere Hassan a lasciarmi le chiavi di casa. Non è stato facile, era violento, quando perdeva la calma era impossibile farlo ragionare. Pretendeva che portassi il velo. Con il passare dei mesi, vedendo che non avevamo figli, aveva cominciato a chiedermi di portare una seconda moglie in casa, ma io non volevo accettarlo. Mi chiedeva di fare figli, sempre per ottenere un casa popolare, noi vivevamo in una specie di baracca, sporca e misera. Mi aspettava una situazione diversa quando siamo arrivati in Italia. Per tutto quel periodo ho mangiato solo spaghetti». Tenuta segregata, senza poter scambiare due parole con nessuno. Accuse pesanti che la donna ha avuto il coraggio di raccontare prima ai carabinieri - i maltrattamenti sono finiti nel settembre 2005, quando la vittima ha avuto il coraggio di denunciare - e poi di ripeterle, pur con il terrore nel cuore, in un'aula di giustizia, anche se ha subito pesanti minacce dall'ex consorte e ora vive sotto protezione. Appena la donna riuscì ad ottenere un minimo di libertà e le chiavi di casa, senza esitare un istante andò dai carabinieri per liberarsi da quell'incubo. Un racconto interminabile, quello della giovane sposa musulmana - magra, fisico da ragazzina, sguardo impaurito - privata della libertà e della dignità, dopo mesi di violenze e dopo essersi trovata più volte in balìa del marito violento. A distanza di anni la donna non è ancora riuscita a dimenticare, nonostante abbia trovato la forza di cambiare vita e, soprattutto, il coraggio di denunciare. L'angoscia delle minacce di morte subite è sempre presente in lei, tanto che anche al processo è arrivata scortata dai carabinieri: vive nel terrore, pensa che l'uomo possa farle ancora del male. L'ex marito, che lavora come operaio in un'azienda del settore conciario, è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione. Non ha ottenuto i benefici di legge in quanto non nuovo a fatti violenti. Nel 2006 aveva cercato di uccidere un uomo con una coltellata e per questo episodio aveva già patteggiato la pena di 4 anni, di cui 3 gli sono stati condonati.
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