Sicurezza
«Sono ripartito dal mio handicap»
Rachele Di Saverio
Da promessa del calcio a non vedente, Montanari si racconta tra successi sportivi e la forza di lottare grazie agli amici
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SAN MINIATO. Nei giorni scorsi un gruppo di soci Lions di San Miniato e di Rotary di Fucecchio-Santa Croce si sono ritrovati in spirito di amicizia per un nuovo service devoluto all'associazione Il Giglio di Firenze in favore degli "Arcieri non vedenti". Il ricavato di 500 euro è stato consegnato dai past-presidenti Lions San Miniato Gianni Bisci e Rotary Santa Croce-Fucecchio Roberto Casella al rappresentate dell'associazione Giacomo Montanari, 63 anni, santacrocese doc non vedente dal 1978. La storia di Giacomo è un esempio per molti sportivi diversamente abili: a 17 anni era il più promettente calciatore dell'allora Cuoiopelli, ma durante una partita ricevette una pallonata in faccia e da quel momento perse progressivamente la vista. Nonostante l'esperienza difficile non ha mai perso l'amore per lo sport e dopo grande sacrificio è riuscito a ottenere 32 titoli italiani e 2 titoli europei. Campione italiano dei non vedenti nel lancio del giavellotto, nel lancio del peso, nella corsa sui 60 e 100 metri piani (in 13 secondi e 7 centesimi) come atleta dell'Unione Ciechi di Pisa e nel tiro con l'arco (iniziato a 54 anni) per Il Giglio. Giacomo affronta con forza le difficoltà quotidiane che incontra nell'allenarsi, mancano le strutture in zona. Va agli allenamenti a Firenze in treno 3 volte alla settimana e gli altri giorni in una palestra a Santa Croce. «Incontrarlo - raccontano i due past-presidenti - è stata una lezione di vita. È un uomo sereno, determinato, pieno di energia e idee per il futuro. Dopo aver parlato con lui esci con la sensazione che non sei stato tu a dargli qualcosa ma viceversa, perché con il suo sorriso ti ha fatto capire che la vita va comunque vissuta con l'intensità che ti può offrire». Con la donazione, Montanari finalmente potrà acquistare la divisa della squadra anche per i compagni fiorentini più giovani. «Mi ritengo fortunato perché i miei amici santacrocesi non mi hanno mai lasciato solo - dice Giacomo - chi ha un handicap, deve imparare ad accettarlo da subito e far ripartire la sua vita proprio da lì, dalla situazione nuova come fanno tutte le persone, quando hanno un problema. È troppo facile cedere all'autocommiserazione».
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