Il Tirreno

Pontedera

Una borsa di studio in onore dell'operaio morto folgorato

Il corpo di Salvatore Vita coperto dal lenzuolo sul posto della tragedia avvenuta la scorsa settimana a Santa Colomba frazione di Bientina
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Il corpo di Salvatore Vita coperto dal lenzuolo sul posto della tragedia avvenuta la scorsa settimana a Santa Colomba frazione di Bientina

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 BIENTINA. Una borsa di studio che ricordi, nel futuro, Salvatore Vita, l'uomo di 58 anni, morto la scorsa settimana mentre stava lavorando a un palo della corrente elettrica, nella frazione bientinese di Santa Colomba. "Folgorato" è stato il primo responso dell'autopsia, fatta dai medici dell'istituto di medicina legale. Un altro, l'ennesimo, infortunio sul lavoro. L'idea della borsa di studio arriva dallo Sportello sicurezza della Confederazione dei Cobas.  «Ci auguriamo sia fatta piena luce, e in fretta, sull'infortunio che ha provocato la morte di Salvatore Vita - dicono i Cobas - Il cavo elettrico della bassa tensione, che ha provocato il decesso, doveva essere disattivato. Non possiamo appellarci alla fatalità e alla casulaità, ma guardare le condizioni di lavoro in cui si opera. È impensabile che si possa lavorare quando un cavo elettrico è posto a pochi centrimetri di distanza col suo potenziale di morte; che certe lavorazioni possano avvenire con un numero ridotto di addetti e senza quella sinergia tra più soggetti (ditta di costruzioni, Enel, Comune, ispettori alla sicurezza della Asl). Sono mancate le elementari norme di sicurezza. «Chiediamo al Comune di Bientina di attivare una borsa di studio alla memoria di Salvatore Vita per incentivare la sicurezza nei luoghi di lavoro e auspichiamo aiuti concreti per i suoi familiari».  Sempre dai Cobas, sul piano della sicurezza, arriva la denuncia di quanto accaduto sabato alla Geofor, dov'è andato in fiamme il capannone della carta. «Meno male - dicono i sindacalisti - che è accaduto di sabato pomeriggio. Ma troppe cose non funzionano alla Geofor: dalle telecamere installate senza saperne le finalità, al fatto che, per capire le cause dell'incendio, non sono stati chiamati i rappresentanti dei lavoratori. Forse è il momento di cambiare rotta».

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